Associazioni contro gli 'abbattimenti controllati' sulla 'Pista del malaffare': ecco perché siamo contrari

La posizione delle 23 realtà territoriali unite nella 'Rete': "Azioni di sgombero alternative razionali e condivise aggravano la condizione delle persone esponendole ulteriormente a situazioni di marginalità sociale, discriminazione, sfruttamento e precarietà"

Immagine di repertorio

Mentre le ruspe iniziano le attività di demolizione di circa 40 manufatti abusivi presso la cosiddetta 'pista', il ghetto di Borgo Mezzanone, la 'Rete delle associazioni della provincia di Foggia', istituitasi nel marzo 2019, esprime preoccupazione e contrarietà alle azioni di sgombero intraprese.

"Come già anticipato in occasione della convocazione del Consiglio Territoriale per l’immigrazione dello scorso 18 giugno, riteniamo che azioni di sgombero senza alternative razionali, condivise e consolidate aggravino la condizione delle persone esponendole ulteriormente a situazioni di marginalità sociale, discriminazione, sfruttamento e precarietà", si legge nella nota sottoscritta da 23 diverse realtà territoriali.

"Queste azioni non incidono in alcun modo sulla presenza dei ghetti ed anzi, rafforzano la catena dello sfruttamento e acuiscono le fragilità di cui questo territorio già strutturalmente soffre. Queste azioni di forza, rappresentano solo una soluzione fittizia che non argina lo sfruttamento dei lavoratori nei campi, né offre soluzioni concrete per l’accoglienza dignitosa dei lavoratori stagionali e per il diritto all’abitare della popolazione stanziale. Da diversi decenni, sul territorio della provincia di Foggia vivono, ormai stabilmente, alcune migliaia di uomini e donne, principalmente negli insediamenti informali diffusi in tutta la provincia".

"Le soluzioni finora attuate dalle istituzioni, sono risultate del tutto inefficaci perché estemporanee, rispondenti ad una logica meramente emergenziale e prive di qualunque soluzione alternativa di lungo termine. Per tali ragioni ci opponiamo ad operazioni che agiscono semplicemente sulla rimozione degli aspetti più visibili dello sfruttamento agricolo, senza agire sulle cause che attengono l’intero sistema produttivo e non risolvono la problematica abitativa".

Poi l'affondo: "Le istituzioni si sono mostrate poco disponibili alla costruzione di percorsi partecipati sia con l’associazionismo che con le comunità migranti, si sono mostrate poco attente ai bisogni e alle problematiche del territorio, nonostante le associazioni scriventi abbiano chiaramente espresso perplessità e dubbi sulla concreta efficacia delle azioni frammentarie ed emergenziali finora proposte dalle istituzioni. Pur nella consapevolezza dell’insostenibilità delle condizioni di vita all’interno degli insediamenti informali e senza sottovalutare il rischio di incendi e nuovi morti, manifestiamo la nostra ferma opposizione ad azioni di sgombero che non tengano assolutamente conto dei diritti delle persone e dei lavoratori e non agiscano sulle cause del fenomeno".

"A tal proposito la Rete provinciale delle associazioni, come già espresso durante il Consiglio Territoriale per l’immigrazione, ha elaborato un documento di proposte multidisciplinari che sarà reso pubblico e discusso durante il prossimo consiglio. Le soluzioni sul piano abitativo esistono: ristrutturazione di alloggi su beni pubblici o in disponibilità pubblica, recupero ed autorecupero di immobili abbandonati e di aree a rischio di spopolamento, promozione di azioni finalizzate a favorire gli affitti e il cohousing. Solo un’adeguata pianificazione di un’azione complessiva su diversi piani interconnessi, finalizzata all’inclusione sociale, abitativa e lavorativa dei migranti può tutelare la dignità e i diritti delle persone e dei lavoratori, nonché favorire lo sviluppo dell’economia locale. Le azioni da intraprendere non sono sgomberi o trasferimenti delle persone come fossero merce, senza alcuna considerazione delle situazioni di vulnerabilità, ma il contrasto al sistema di sfruttamento sul quale si regge l’intera filiera del lavoro agricolo e non solo. Di questo siamo fortemente convinti: le azioni di forza senza alternative reali, amplificano lo stato di sfruttamento". 

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