Sul viale delle panchine rimosse, “la prostituzione sotto gli occhi di tutti”

Il viale della Stazione, biglietto da visita della città per chi arriva a Foggia, travolto da scandali, malumori, degrado e prostituzione. Abbiamo raccolto la voce dei residenti e dei commercianti della zona

Questa volta il buonsenso degli antichi adagi ha fatto cilecca. “Eliminato il cane, tolta la rabbia” si diceva una volta. Ma la perla di saggezza popolare, applicata alla lettera dagli operai del Comune di Foggia, ha generato – parafrasando Gadda – il “pasticciaccio brutto” di viale XXIV Maggio e di alcune delle sue panchine, rimosse in tutta fretta dal viale perché ritenute luogo di ritrovo, ristoro ed intrattenimento (a volte equivoco) di extracomunitari o prostitute.

Il tutto nell’imbarazzo e disappunto cittadino che - alimentato attraverso siti internet e social-network - ha indotto il sindaco di Foggia ad annunciare la ricollocazione delle sedute in questione nelle rispettive sedi e ad aumentare i controlli in quella zona. Si è trattato di un provvedimento che, ai più, è parso affine alla “legge del taglione”, bollato in rete con appellativi tutt’altro che lusinghieri (“assurdo”, “vergognoso”, “fascista”, solo per citarne alcuni), di una politica miope che non riesce a guardare alla soluzione oltre il problema.

Ne parla a FoggiaToday don Giuseppe Bisceglia, sacerdote orionino da 3 anni alla parrocchia Santa Maria della Croce. “Non è facendo il deserto attorno che si risolvono questi problemi. Che ci vuole - sorride - a spostarsi di venti metri o cambiare zona? Sono necessari altri strumenti e nuove strategie. Non è questo un sistema civile – rincara la dose – e non mi stupisce il dietro-front del sindaco, ma è anche vero che le motivazioni dei residenti e commercianti della zona sono da ascoltare e prendere seriamente in considerazione”.

La parrocchia di don Giuseppe, nel cuore di viale XXIV Maggio, costituisce un osservatorio privilegiato per analizzare e comprendere le dinamiche che regolano i rapporti tra la comunità locale e le comunità straniere presenti nella “Zona Stazione” che rappresenta (come in ogni città) un crocevia di arrivi e partenze, un’interfaccia di razze e culture diverse. “L’aspetto più grave riguarda il fenomeno della prostituzione. Non sono leggende metropolitane: avviene per strada, sotto il naso di tutti, bambini e anziani, con tentativi di adescamento o di approccio che avvengono di giorno e di notte, e a pochi passi da un luogo di culto”. “C’è bisogno di maggiore controllo, ci sentiamo abbandonati”, conclude don Giuseppe evidenziando allo stesso tempo che il degrado di quella strada è generalizzato, “tra alberi non potati, spazzatura non ritirata o non correttamente conferita e sporcizia creata dalla moltitudine di volatili in zona”.

Non parliamo solo di degrado, ma di depravazione”, spiega stizzita Antonietta, sui 50 anni, ma è Giuseppina, più in là con gli anni, ad indicare una soluzione possibile: “Bisogna punire i “clienti, C’è bisogno di multe, multe salate. I vizi sono tanti, iniziassero a mettere le mani in tasca a questa gente e poi vedi come gli passa la voglia”, conclude con il tono e l’aria di chi la sa lunga e conosce bene il problema. Quello che succede al calare della sera su quella via delle contraddizioni, centralissima e al tempo stesso “liminare”, frequentata (come è ormai appurato) da prostitute, avventori e voyeuristi, resta indefinito, ma le mezze frasi, le smorfie di disappunto e le strette di spalle confermano i sospetti. Così come le dichiarazioni non rilasciate.

Tutti contrari alla decisione assunta dall’amministrazione comunale, e tutti all’oscuro della misteriosa petizione firmata da un numero imprecisato tra cittadini e residenti. Nessuno ne parla. Eppure nell’anonimato della rete, qualcuno si è lasciato andare a parole di consenso per la impopolare decisione. “La petizione? Ne ho sentito parlare, ma non conosco i contenuti di questo documento, quindi non posso dire come mi sarei comportato”, spiega Andrea, che da 11 anni vive nel Quartiere Ferrovia.

La situazione è complessa: il degrado è ormai generalizzato e non sempre la convivenza con questa realtà è semplice. C’è bisogno di controlli più efficaci”. Per quanto riguarda il problema della prostituzione, invece, ammette senza riserve: “è verissimo, e non è un problema recente. Spesso, la sera, capita di imbattersi anche in trans i cui approcci possono risultare anche – mi passi il termine – molesti”.

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Giuseppe, invece, da 30 anni lavora in uno dei punti vendita più rinomati di quella strada e, nel corso degli anni, ha assistito alla lenta trasformazione di quell’arteria cittadina. “Molti negozi storici hanno dovuto cedere il passo a bazar o negozi gestiti da stranieri”, che inevitabilmente hanno cambiato il target della clientela. ”Il degrado è reale e sentito da tutti, ma non è in questo modo che si risolvono i problemi. C’è bisogno di controlli maggiori e di strategie efficaci per riqualificare e rilanciare la zona. Spero che questo episodio sia servito almeno ad accendere i riflettori sulla condizione invivibile di questa zona, e a pianificare misure realmente utili ed efficaci per tutti”.
 

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