Cronaca

Nel ghetto di Torretta Antonacci, storie di vita tra agguati e diritti negati: "Siamo qui per lavorare, non per fare la guerra"

Il reportage dal Gran Ghetto di 'Propaganda Live', in onda ieri sera su La7. Ad accompagnare la troupe nella “città di invisibili” è Aboubakar Soumahoro, attivista e sindacalista che, per primo, ha denunciato l'agguato armato subito la notte del 25 aprile da tre braccianti

Da Torretta Antonacci (foto da FB Propaganda Live)

Le telecamere di Propaganda Live, il programma La7 condotto da Diego Bianchi, arrivano nel Foggiano, con un reportage dal Gran Ghetto, in località Torretta Antonacci, a San Severo. Ad accompagnare la troupe nella “città di invisibili” è Aboubakar Soumahoro, attivista e sindacalista che, per primo, ha denunciato gli attacchi subiti dai migranti in quella zona.

L’episodio più grave, denuncia, è l’agguato avvenuto la notte del 25 aprile: un’auto con a bordo tre braccianti è stata inseguita da un fuoristrada e bersagliata da colpi di fucile. Almeno 7 i pallettoni repertati dai carabinieri; di questi, uno caricato a pallini ha ferito al un 30enne del Mali.

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Il giovane ferito è tutt’ora in ospedale dove è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Purtroppo ha perso un occhio. Il leader della Lega Braccianti annuncia una nuova marcia su Roma: “Consegneremo asparagi, agrumi e stivali da lavoro ai politici, a Roma”, annuncia. Sul caporalato denuncia: “ci sono lotte che si fanno nei salotti. Sui campi non abbiamo visto nessun ministro”.

Il microfono passa a chi il ghetto lo vive, in tutte le sue contraddizioni e criticità. Come Eva, camerunense da 10 anni in Italia, che si è fatta apprezzare “dai padroni” nei campi per la sua abilità: “Mi ha apprezzato, ho comandato anche gli uomini nei campi”, spiega. "Qui non si fa nulla e non c'entra niente la pandemia. Ora siamo senza permessi di soggiorno, li stiamo aspettando”, spiega. Ma sono ottimista, un giorno lo Stato capirà che siamo anche noi esseri umani".

Insieme a lei anche Sambara, in Italia da 30 anni, con 4 figli nati sotto il tricolore. "Prima lavoravo nelle campagne, ora faccio il sindacalista. Parecchi con i decreti Salvini sono rimasti senza documenti, senza medico. Noi siamo qui per lavorare, non per fare la guerra. Vogliamo solo essere riconosciuti come braccianti agricoli" (qui l'intera puntata).

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