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Cronaca

Omicidio Traiano, il silenzio degli imputati per la sanguinosa rapina: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere"

I quattro foggiani, presenti in Corte d'Assise, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il processo proseguirà con la prossima udienza, fissata a fine gennaio, con l'ascolto dei primi testi della difesa

“Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Così, uno dopo l’altro, i quattro giovani foggiani imputati nel processo relativo alla sanguinosa rapina al bar 'Gocce di Caffè', a Foggia, al termine della quale venne ferito a morte il titolare 38enne Francesco Traiano. 

Questa mattina, in Corte d’Assise, dinanzi al presidente Mario Talani, si sono presentati per il previsto esame degli imputati, Antonio Tufo, Christian Consalvo, Antonio Bernardo e Simone Pio Amorico. Secondo l’accusa, i quattro, di età compresa tra i 21 e i 24 anni, avrebbero preso parte tanto al piano quanto al progetto rapina, poi sfociato nell’omicidio di Francesco Traiano.

La pm, Rosa Pensa, ha richiesto per ognuno l’acquisizione delle dichiarazioni rese durante gli interrogatori resi, in vari momenti, dinanzi al gip. Presente, come sempre, il nipote di Francesco Traiano, Alfredo, rappresentato dagli dagli avvocati Gianluca Ursitti e Raul Pellegrini. Il processo proseguirà con la prossima udienza, fissata a fine gennaio, quando verranno ascoltati i primi testi della difesa (nel caso specifico, per l’imputato Amorico).

Per la vicenda, è stato già condannato a 16 anni di reclusione, al termine del processo con rito abbreviato celebrato al Tribunale per i Minorenni di Bari, il quinto elemento del gruppo, minorenne all’epoca dei fatti, e accusato di aver sferrato il fendente che ha ferito Traiano sopra un occhio e che si è rivelato mortale.

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