"Ha iniziato a sparare...". Casertano ripercorre gli attimi dell'omicidio Di Gennaro: "Il maresciallo non rispondeva più"

Ritenuto il teste-chiave del processo, in aula il carabiniere Pasquale Casertano, che ha chiarito alcuni passaggi delle prime dichiarazioni rese, rispondendo poi al controesame dei legali delle parti civili e della difesa

Immagine di repertorio

“Ha iniziato a sparare, ci ha scaricato l’intero caricatore addosso. Poi si è aggrappato al finestrino dell’auto, nel tentativo di prendere le nostre armi”. E’ uno dei passaggi della testimonianza resa questo pomeriggio, in aula, dal carabiniere Pasquale Casertano, il 27enne ferito nell’agguato ai danni del maresciallo maggiore Vincenzo Di Gennaro, ucciso il 13 aprile dello scorso anno, a Cagnano Varano.

Una deposizione lucida e concentrata, venti minuti per ripercorrere “un’azione fulminea e improvvisa che non ha lasciato nemmeno il tempo di rispondere al fuoco”. Imputato nel processo, che si sta celebrando in Corte d’Assise, a Foggia, è Giuseppe Papantuono, 65enne del paese garganico, con precedenti per droga. Ultimo nome nella lista della procura, ritenuto il teste-chiave del processo, Casertano ha chiarito alcuni passaggi delle dichiarazioni rese nell’immediatezza dei fatti, rispondendo poi al controesame dei legali delle parti civili (avvocati Minischetti e La Torre) e della difesa (avvocato Di Pumpo).

Durante l’udienza, Casertano ha ripercorso quella manciata di minuti nella quale - secondo le risultanze investigative - Papantuono si è avvicinato all'auto dei militari (“Ha fatto segno verso di noi come se volesse chiedere informazioni”), ha estratto una pistola e ha aperto il fuoco. “Finì tutto il caricatore. Il maresciallo nel frattempo si era accasciato su di me e aveva già perso i sensi”, ricorda.

“Papantuono si è aggrappato al finestrino, minacciava, voleva anche le nostre armi. Io sono riuscito a mettere in moto la macchina per correre in pronto soccorso e, alla prima curva, si è staccato dall’auto. E’ stata un’azione fulminea - precisa il militare rispondendo alle domande poste - non ho avuto tempo nemmeno di rispondere al fuoco”. Nella corsa disperata verso la guardia medica, il militare si è accorto di essere rimasto ferito (“perdevo sangue dal braccio destro. Una volta arrivato ho chiesto aiuto, il maresciallo non rispondeva più”).

Sottoposto ad un delicato intervento chirurgico a 'Casa Sollievo della Sofferenza', Casertano ha affrontato una lunga degenza in ospedale: “un mese e 5 giorni, complicazioni derivanti da una pancreatite acuta perché il proiettile mi si era conficcato dietro al pancreas”. Nella sequenza di domande rivolte al teste, l’avvocato La Torre ha posto l’attenzione sul perché l’imputato volesse impossessarsi delle armi di servizio dei due militari. “Voleva uccidere?” ha chiesto il legale. “Suppongo di sì. Una volta che hai finito i colpi e vuoi continuare è perché vuoi essere sicuro di finirla”, la risposta del teste. Il processo prosegue spedito. Prossima udienza fissata al 20 novembre, quando verrà ascoltato l’imputato Giuseppe Papantuono, attualmente detenuto. La sentenza, non è escluso, potrebbe arrivare entro fine anno.

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