Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio Traiano, via al processo. Il nipote Alfredo chiede giustizia: "Francesco non dorme in pace, nemmeno Foggia dovrebbe”

Il nodo dell’udienza è legato sostanzialmente alla definizione tecnica del capo di imputazione: concorso pieno in omicidio, come sostenuto dall’accusa, o concorso anomalo come sostenuto dalla difesa? Sul punto, la Corte si esprimerà il prossimo 9 luglio. Tra le parti civili anche la Regione Puglia e l'associazione 'Giovanni Panunzio'

E’ andata avanti per circa quattro ore, l’udienza del processo a carico dei quattro foggiani arrestati dalla polizia perché coinvolti, a vario titolo, nella sanguinosa rapina al bar ‘Gocce di Caffè’, in via Guido Dorso che è costata la vita, dopo mesi di agonia, al titolare Francesco Traiano.

Gli imputati - Antonio Bernardo, Christian Consalvo, Antonio Pio Tufo e Simone Pio Amorico (l’unico sottoposto ai domiciliari e con una posizione subalterna al gruppo), di età compresa tra i 21 e i 24 anni - hanno chiesto nuovamente di essere giudicati con rito abbreviato; istanza già rigettata in fase di udienza preliminare, quando il giudice ha rinviato a giudizio, davanti alla Corte d’Assise di Foggia, i giovanissimi che, secondo l’accusa, avrebbero preso parte tanto al piano quanto al progetto rapina, poi sfociato nell’omicidio di Francesco Traiano. Sul punto, la Corte si esprimerà il prossimo 9 luglio.

I quattro, ad eccezione di Amorico, rispondono dei reati di omicidio, rapina e furto. Il nodo dell’udienza è legato sostanzialmente alla definizione tecnica del capo di imputazione: ovvero concorso pieno in omicidio, come sostenuto dall’accusa, o concorso anomalo come sostenuto dalla difesa? Sul punto, la Corte si esprimerà il prossimo 9 luglio. Intanto è già a processo, a Bari, il 17enne accusato di aver sferrato il fendente che ha ferito Traiano e che si è rivelato mortale.

Presente anche quest’oggi, in aula, il nipote di Francesco, Alfredo Traiano; insieme ai familiari della vittima (rappresentati dall’avvocato Gianluca Ursitti), si sono costituiti, oggi, parte civile la Regione Puglia e l’associazione ‘Giovanni Panunzio’ (nel video in basso), aggiungendosi al Comune di Foggia e alla Camera di Commercio.

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"Giustizia ancora non è fatta”, spiega il nipote Alfredo. “Non sarà facile dimenticare questo volto perché ci sarò a ricordarvi chi era Francesco Traiano”. Questo il suo impegno con la città. “Era un ragazzo di 38 anni che con grinta e amore per il commercio ha iniziato a lavorare all’età di 16 anni, e dopo anni e anni di sacrifici l’hanno portato ad essere titolare di due attività con ben 12 famiglie con sé”, ricorda con orgoglio.

“Con un amore per la sua terra che non gli ha mai fato pensare di scappar via e costruire il suo futuro altrove. La stessa che poi l’ha ammazzato, nella sua casa dove lui c’era per ben 13 ore al giorno senza mai una lamentela, senza nessun segno di cedimento. La stessa terra che in quei giorni di agonia si è indignata, schifata per il gesto vile che aveva subito Francesco”.

“Parecchi con il fiato sospeso. Poi ad ottobre Francesco non c’è l’ha fatta. E la Foggia perbene si è stretta al nostro dolore, certamente il dolore non è cambiato e nemmeno alleviato, noi vogliamo Francesco, ma rimedio alla morte non c’è. L’unica cosa che ci resta è chiedere giustizia, e quella Foggia perbene non deve iniziare a chinare il capo e a dimenticare il volto di Francesco, perché lui non dorme ancora in pace. Io nemmeno, e Foggia non dovrebbe nemmeno”, conclude.

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