Manfredonia, processo Enichem: la Corte d'appello assolve i 12 imputati

Per la terza sezione della Corte d'Appello di Bari, il fatto non sussiste. L'esplosione avvenne il 26 settembre del 1976, la vicenda giudiziaria ebbe inizio nel 1996. Profondo rammarico da parte del dott. Tonino D'Angelo

Sono stati assolti in appello 10 ex dirigenti dell’Enichem agricoltura e due medici di medicina del lavoro accusati di disastro e omicidio colposo di 17 operai. Per la terza sezione della Corte D’Appello di Bari il fatto non sussiste come fu sancito dal giudice monocratico.

Dopo 15 lunghi anni si chiude la vicenda dei 17 dipendenti dell’ex stabilimento sipontino che, secondo la Procura di Foggia e di Bari, morirono di tumore per l’esposizione prolungata all’arsenico in seguito all’esplosione del 26 settembre 1976 dell’impianto che provocò la fuoriuscita di dieci tonnellate di materiale pericoloso. La Procura ritenne insufficienti e inadeguate le operazioni di bonifica dell’area. Secondo l’accusa gli imputati non avrebbero adottato delle serie contromisure per limitare i danni, provocando il decesso dei 17 operai.

La vicenda ebbe inizio nel 1996 quando Nicola Lovecchio, l’addetto al magazzino insacco poi scomparso qualche mese dopo per un adenocarcinoma polmonare, sporse denuncia in Procura.

Il presidente nazionale di Medicina Democratica, il dott. Tonino D’Angelo, giudica scandalosa la sentenza. Lo stesso ha voluto riportare il pensiero di Nicola, l’operaio con il quale D’Angelo cominciò questa battaglia giudiziaria: “Non posso stare seduto, aspettare che questa malattia mi consuma del tutto e senza aver fatto nulla per riacquistare la mia dignità di uomo. Dirò ai miei tre figli: vedete nella mia sfortuna lotto perché ho un debito nei vostri e nei miei confronti. Se sentite di stare nel giusto andate avanti senza alcun timore”.
 

Foto: www.isola5.it

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