Cronaca

Decapitati i clan di San Severo: 32 condanne e pene complessive a 222 anni di carcere. "Contestata l’associazione di tipo mafioso"

La sentenza del gup del Tribunale di Bari, nell’ambito del processo ‘Ares’. Tra i destinatari della sentenza, elementi di primo piano delle famiglie mafiose locali, tra cui Franco e Roberto Nardino, a capo dell’omonimo clan (18 e 16 anni di reclusione), e Severino Testa, esponente apicale del clan La Piccirella (16 anni di reclusione)

Immagine di repertorio

Sono 32 le condanne, per una pena complessiva pari a 222 anni e 4 mesi di reclusione, emesse dal gup del Tribunale di Bari, nell’ambito del processo ‘Ares’, al termine del giudizio di primo grado celebrato con rito abbreviato.

Alla sbarra i clan di San Severo, nei confronti dei quali, per la prima volta, viene contestata l’associazione di tipo mafioso. Tra i destinatari della sentenza di condanna, infatti, figurano elementi di primo piano delle famiglie mafiose locali, tra cui Franco e Roberto Nardino, a capo dell’omonimo clan, rispettivamente condannati a 18 e 16 anni di reclusione, nonché Severino Testa, esponente apicale del clan La Piccirella, condannato alla pena di 16 anni di reclusione. Per il boss La Piccirella, invece, è in corso il processo innanzi al Tribunale di Foggia con le forme del rito ordinario.

Il processo prende le mosse dalle indagini espletate ddagli agenti delle squadre mobili di Foggia, Bari e del Servizio centrale operativo, coordinate dalla Dda di Bari, concluse il 6 giugno 2019 con l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emesso dal gip di Bari, nei confronti di 50 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio di droga, danneggiamento, reati in materia di armi, lesioni personali e tentato omicidio, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

Il gip, in particolare, accogliendo l’impianto accusatorio formulato dai magistrati della Dda barese, in sede di valutazione delle esigenze cautelari, aveva emesso un’ordinanza restrittiva della libertà personale a carico, tra gli altri, di esponenti di primo piano delle famiglie mafiose La Piccirella e Nardino, egemoni nel territorio di San Severo, di cui sono stati ricostruiti organigrammi ed interessi criminali.

Per la prima volta è stata contestata l’associazione di tipo mafioso (articolo 416 bis) alla criminalità organizzata sanseverese considerata quale autonoma ed indipendente rispetto al sodalizio mafioso operante a Foggia. L’inchiesta ha evidenziato il ruolo egemonico dei due clan di San Severo nel traffico di droga in Capitanata e ha consentito di accertare che la spartizione dei relativi ingenti profitti costituisce un motivo di continue tensioni tra i diversi gruppi malavitosi operanti in quell’area.

Le indagini, inoltre, hanno documentato il sistematico ricorso alla violenza per l’affermazione territoriale ed il conseguimento della leadership, nell’ambito di una cruenta contrapposizione fondata anche sull’eliminazione fisica dei rivali. In tale contesto, infatti, sono stati anche accertati diversi episodi a chiaro sfondo intimidatorio, testimonianza del metodo mafioso usato dagli indagati, come nel caso del tentativo di estorsione in pregiudizio di un commerciante locale, la cui abitazione (unitamente all’autovettura ed ai locali dell’attività commerciale) è stata danneggiata in più momenti con colpi d’arma da fuoco.

Le attività investigative - svolte da una task force composta da investigatori della squadra mobile di Foggia e Bari e del Servizio centrale operativo - avevano preso avvio nel 2015 a seguito di alcuni gravi episodi delittuosi verificatisi a San Severo, arrivando anche a documentare il fiorente traffico di stupefacenti gestito dai sodalizi locali (nonché i relativi canali di approvvigionamento estero, tra cui l’Olanda) e certificando la mafiosità di quelle organizzazioni.

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