Processo Amica: estorsioni con metodo mafioso, 4 condanne

Trisciuoglio e Lanza accusati di estorsione ai danni del Comune di Foggia e della ditta di raccolta rifiuti Amica Spa

Amica a Foggia

Ambrogio Marrone, Gup del Tribunale di Bari, ha condannato alla pena di 7 anni e due mesi di reclusione, e al pagamento di una multa di 1800 euro ciascuno, i quattro foggiani accusati di concorso in estorsione con l'aggravante del metodo mafioso.

Il processo, celebrato con rito abbreviato, è quello relativo alle presunte estorsioni ai danni del Comune di Foggia e della ditta di raccolta rifiuti Amica Spa. I quattro imputati condannati, attualmente detenuti, sono Federico e Giuseppe Trisciuoglio, Mario e Alessandro Lanza.

Le indagini della Dda di Bari, coordinate dal pm Giuseppe Gatti, avrebbero accertato che Federico, presunto capo dell'omonimo clan, aveva imposto la permanenza del figlio all'interno dell'azienda, con una retribuzione netta pari a oltre 66mila euro dal 2006 al 2012, nonostante questi non svolgesse alcuna attività lavorativa.

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Gli ispettori e i responsabili della ditta, temendo per la loro incolumità, si astenevano - questa la tesi della Procura - dal compiere il proprio dovere, evitando di segnalare il continuo assenteismo da parte di Giuseppe. Ulteriori indagini hanno permesso di far luce sul rapporto tra gli amministratori di Amica e i soci della cooperativa Fiore Service, gestita dai fratelli Iammarino, a processo con rito ordinario davanti al Tribunale di Foggia insieme ad altri tre imputati, tra cui l'allora presidente dell'Amica, Elio Aimola, che è accusato di corruzione. Secondo l'accusa, i dipendenti della cooperativa Fiore, tra cui i fratelli Mario Lanza e Alessandro, avrebbero utilizzato i locali, i mezzi e il personale dell'Amica Spa per le loro faccende personali.

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