Poliziotti uccisi a Trieste, lo sfogo della sorella del maresciallo Di Gennaro: "E' una ferita che si riapre"

Un dolore che si rinnova ogni volta che un servitore dello Stato viene ucciso. Nella serata di ieri, i poliziotti e i carabinieri di Foggia si sono riuniti davanti agli uffici della questura per un momento di commemorazione comune

Il luogo della sparatoria

"Ogni volta che sentiamo di un servitore dello Stato che perde la vita, è una ferita che si riapre". Così, la sorella del maresciallo dei carabinieri Vincenzo Di Gennaro, ucciso ad aprile, a Cagnano Varano, commenta la notizia della morte dei due poliziotti - l'agente scelto Matteo Demenego e l'agente Pierluigi Rotta - uccisi ieri pomeriggio, in questura, a Trieste.

Le dichiarazioni sono state raccolte da Assunta Cassiano dell'AdnKronos. "La morte di questi due poliziotti al servizio del Paese colpisce da vicino la nostra famiglia che convive con il dolore da quando Vincenzo non c'è più. In questo momento - ha concluso la donna - possiamo solo stringerci alle famiglie delle vittime ed esprimere tutta la nostra vicinanza". Nella serata di ieri, i poliziotti e i carabinieri di Foggia si sono riuniti davanti agli uffici della questura di via Gramsci per un momento di commemorazione comune.

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