La mafia che finge di esserti amica ma ti piazza le bombe. Giovanna: "Così mi hanno fatto saltare la pizzeria e l'auto"

A Prima dell'Alba di Salvo Sottile il caso di Giovanna Parlante, titolare della Pizzeria Mia, che si è ribellata alla mafia che voleva piazzarle delle mozzarelle scadenti. Ha subito due gravi atti incendiari

Giovanna e l'auto incendiata

“Ti fanno credere di essere amici, ma non è così”. Giovanna Parlante, titolare della ‘Pizzeria Mia’ di Foggia sa bene come la mafia, di punto in bianco, può bussare alla tua porta. E farti credere di risolvere dei problemi. Salvo poi chiedere il conto alla fine.

E’ lei stessa a raccontare la sua storia, durante lo speciale del programma tv ‘Prima dell’Alba’, con Salvo Sottile. Tutto è partito da una serie di rapine consumate nella sua attività e furti di autovetture. “Per non avere scocciature - spiega - dovevo cercare un compromesso”. All'inizio sembrano solo piccoli favori: “Non pagare la pizza, piccoli prestiti. E la situazione sembrava essersi calmata. Tanto da decidere di sospendere la polizza assicurativa sull’attività”.

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Così fino a quando la mafia non ha imposto a Giovanna l’utilizzo di un prodotto. “Si trattava di una mozzarella scadente, sembrava di plastica. Nel momento in cui ho detto di no, loro sono passati alle minacce esplicite, fino alla bomba del 31 marzo”. Dopo il boato, dell’attività rimase ben poco. E non c’era nemmeno l’assicurazione a coprire le spese. “Ma con l’aiuto di parenti e amici, dopo tre giorni ho riaperto l’attività. Loro sono venuti da me a brindare e io gli dissi: ‘Me l'ho avete fatto bene il servizio!’”.

Lì per lì Giovanna decide di non denunciare. “Ho avuto paura per mio figlio”, spiega. Poi a novembre prende il coraggio a due mani e racconta tutto alla polizia che, 6 mesi dopo, arrestata Luciano Cupo (condannato a 4 anni). Ma per Giovanna, il calvario non è finito. “Dopo tre giorni dalla denuncia mi hanno fatto saltare la macchina, incendiato la porta d’ingresso dell’abitazione, sono stata sotto scorta per quasi 8 mesi. Loro ti fanno credere di essere amici, ma non lo sono. E dopo la denuncia tanti si sono allontanati. Mi sono sentita sola, anche i parenti si sono estraniati”.

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