rotate-mobile
Martedì, 5 Luglio 2022
Cronaca

Peste suina, attenzione alta sui cinghiali nel Foggiano: "Da due anni facciamo test sulle carcasse"

Peste suina africana colpisce i cinghiali. Situazione in Puglia sotto controllo. L'analisi di Nicola Cavaliere, responsabile di Virologia dell'Istituto Zooprofilattico di Foggia

La peste suina africana che colpisce i cinghiali spaventa il mondo della zootecnia. Dopo il primo caso rilevato a Roma nel parco dell’Insugherata, il livello di allerta si è alzato anche in Puglia e in Basilicata. Tuttavia, fa sapere Nicola Cavaliere, responsabile di virologia dell’Istituto Zooprofilattico di Foggia, “la situazione è di assoluta tranquillità”.

A dire il vero, i controlli erano già stati rafforzati. Basti pensare che lo scorso anno, in Puglia, sono stati eseguiti un centinaio di test prc sulle carcasse di cinghiale. “Noi siamo partiti già dal 2014 quando sono stati riscontrati i primi casi in Polonia e Lituania. Nel 2020 abbiamo rafforzato i controlli e andiamo avanti da due anni con i test sulle carcasse trovate morte” evidenzia a Foggiatoday il dirigente veterinario. Carcami che vengono consegnati dalla Asl di Foggia alle sedi dello Zooprofilattico.

Cionondimeno, a preoccupare gli addetti ai lavori, è soprattutto la velocità di spostamento della malattia da cinghiale a cinghiale, calcolata intorno ai 60-70 km ogni anno. Intanto, all’indomani del focolaio registrato nel Lazio, tutti gli zooprofilattici dello Stivale sono stati messi in guardia dal pericolo.

La Puglia, in tal senso, è già avanti. Ciò nonostante nei giorni scorsi si è svolta una riunione a Bari: “Dobbiamo accelerare su molti fronti, la peste suina africana è una malattia difficile da controllare, perché è coinvolta una specie selvatica, perché il virus, nelle carcasse, in condizioni di temperature fredde, può resistere anche sei mesi. In terzo luogo è una malattia per la quale non esiste il vaccino e diventa tutto molto più difficile” sottolinea il dottore responsabile di Virologia dell’Izps del capoluogo dauno.

Atteso che la peste suina non colpisce l’uomo, l’obiettivo resta quello di preservare il comparto suinicolo che in Italia vanta un fatturato di 7 miliardi di euro. “Dobbiamo scongiurare che la malattia passi dal settore selvatico a quello domestico”, perché, aggiunge Cavaliere, “significherebbe una catastrofe economica” e “perché questa malattia ha un indice di letalità che arriva anche all’80%”.

Il contagio, per fortuna, non è arrivato ai suini. Il ministero della Salute sta lavorando alacremente per scongiurare il rischio che il virus si espanda, a partire dall’istituzione della ‘zona rossa’ a Roma e poi dalla elaborazione di un piano di contenimento e di riduzione della presenza dei cinghiali. 
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Peste suina, attenzione alta sui cinghiali nel Foggiano: "Da due anni facciamo test sulle carcasse"

FoggiaToday è in caricamento