Bomba d'acqua su Peschici, strutture danneggiate per via del "canale ostruito”: dopo 13 anni il "sì" ai risarcimenti

L'esito della class action presentata al Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche di Napoli nei confronti del Consorzio di Bonifica Montana del Gargano e del Comune di Peschici al fine di conseguire il risarcimento dei danni subiti in occasione di tale evento alluvionale

L'avvocato Domenico Fasanella

Era il 19 settembre del 2005, quando improvvisamente una bomba d’acqua proveniente dalla Foresta Umbra scese violentemente a valle attraverso il Canale di Calena e si riversò nella piana di Peschici, inondando prima alcune abitazioni private e un’attività artigianale in Località “Citrigni” per poi raggiungere subito dopo la foce del canale e inondare gli stabilimenti balneari ed alcuni complessi turistici in prossimità del bacino portuale.

Stranamente, quel giorno nel territorio di Peschici non si era registrata alcuna pioggia, per cui nulla lasciava presagire l’arrivo addirittura di una bomba d’acqua, che invece si era formata a monte del canale, alle pendici della Foresta Umbra, dove quello stesso giorno si erano abbattuti violentissimi rovesci; solo per puro caso non vi furono vittime, ma si registrarono gravissimi danni alle varie strutture presenti nella zona.

Un nutrito gruppo di proprietari delle strutture danneggiate, difesi dall’avvocato Domenico Fasanella, ha intentato una sorta di class action dinanzi al Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche di Napoli nei confronti del Consorzio di Bonifica Montana del Gargano (con l’avv. Claudio Martino) e del Comune di Peschici (con l’avv. Enrico Follieri) al fine di conseguire il risarcimento dei danni subiti in occasione di tale evento alluvionale, lamentando come lo straripamento del canale in questione si era verificato proprio in corrispondenza di due ponticelli posti su strade comunali, in seguito demoliti e poi ricostruiti, che hanno intralciato il naturale deflusso delle acque provocandone una ostruzione a causa della presenza nell’alveo di numerosi detriti e materiale lapideo che nell’occasione sono stati violentemente trascinati a valle, a dimostrazione del cattivo stato di manutenzione in cui versava il canale in questione.

Il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche aveva inizialmente accolto nel 2012 la domanda di risarcimento danni spiegata dai vari soggetti danneggiati, e tale sentenza era stata confermata anche in grado di appello da parte del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche con una sentenza del 2015 (sent. n. 172/2015), rigettando l’impugnazione spiegata dal Comune di Peschici e dal Consorzio di Bonifica Montana. Avverso tale ultima decisione è stato quindi spiegato ulteriore ricorso davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che hanno definitivamente confermato la decisione resa nei precedenti gradi di giudizio (sent. SS.UU. n. 22425/2018), sancendo così la fine di una lunga battaglia giudiziaria.

“Sono soddisfatto per la decisione della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che ha pienamente confermato la fondatezza dell’impianto difensivo sostenuto dai miei assistiti nei due precedenti gradi di giudizio – commenta l’avvocato amministrativista Domenico Fasanella – ed ha quindi retto ai vari motivi di impugnazione sollevati dagli enti risultati soccombenti. Alla fine la questione è stata esaminata da ben 19 magistrati specializzati di altissimo profilo (tre in primo grado, sette in appello e nove in cassazione) per cui è evidente come sulla vicenda sia stato condotto uno scrupoloso scrutinio giurisdizionale. In conclusione – precisa l’avv. Fasanella – ai fini del definitivo accoglimento delle domande risarcitorie è stato determinante il rilievo che alcun danno si sarebbe mai verificato se l’alveo del canale di Calena fosse stato tenuto regolarmente pulito e se i due ponticelli che lo intersecavano fossero stati adeguatamente dimensionati in modo da non essere di ostacolo al naturale deflusso delle acque”.

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Purtroppo non è infrequente che il territorio garganico venga interessato da forti precipitazioni che in pochi minuti sono in grado di generare imponenti masse d’acqua che i canali esistenti fanno fatica a contenere, con conseguente loro straripamento. Tutti ricorderanno la ancor più devastante alluvione del settembre 2014 nella quale si è registrato un nuovo straripamento del suddetto torrente Calena, oltre che di altri canali della zona. Simili eventi possono tuttavia essere controllati e scongiurati senza generare pericoli per la popolazione attraverso il costante monitoraggio del loro stato di manutenzione e la realizzazione di idonei ponti che non interferiscano con il naturale deflusso delle acque.

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