"E' uno schiaffo enorme". La rabbia di parrucchieri (ed estetiste) foggiani: "Così si rischia di fallire". Guerra agli abusivi

Gli ambulanti spregiudicati si pubblicizzano anche sui canali social. E Confartigianato che dichiara guerra ai nemici giurati parte con le segnalazioni. Intanto gli operatori rinunciano alle manifestazioni di piazza e mantengono la calma

Foto di repertorio

Aspettavano il semaforo verde per ricevere dietro appuntamento nei loro saloni e sono rimasti allibiti sentendo il premier Giuseppe Conte pronunciare quella data. "Una chiusura fino al primo giugno non l'aveva prevista nessuno. È stato uno schiaffo enorme". Deve ammetterlo il vice direttore di Confartigianato Foggia Alessia Di Franza: l'ultimo decreto ha spiazzato gli operatori del comparto benessere, all'interno del quale rientrano acconciatori, barbieri, parrucchieri e tutto il settore dell'estetica. "Non vi nascondo che siamo rimasti tutti basiti. Fermare un comparto produttivo, cioè bloccare il 50% del fatturato mantenendo i costi fissi, significa fallire".

Non c'è scampo. "Sono arrabbiati ma usano la testa", dice all'indomani della batosta, dopo una mattinata passata con gli associati in videoconferenza. "Si stanno muovendo in maniera molto garbata - afferma con orgoglio Alessia Di Franza - Non è un caso che a Foggia non siano scesi in strada, perché il senso di responsabilità ci porta a capire benissimo che in questo momento creare assembramenti è pericoloso e nocivo per la salute di tutti".

Si riferisce alle proteste nella vicina Bat. Loro alle piazze non ci pensano nemmeno, non vogliono arrivare a quello, ma l'azione sindacale non si ferma qui. "Continuano a dimostrare un enorme senso di responsabilità, sono disponibili a lavorare su appuntamento, hanno comprato gli schermi in plexiglass e l'ho visto con i miei occhi, mi hanno fatto vedere gli ordini di acquisto. Le aziende, nonostante tutto, si continuano ad indebitare, perché dietro ci sono delle famiglie, dei dipendenti".

Si erano attrezzati, pronti ad accogliere i loro clienti con la previsione di modalità completamente nuove. "Il settore già di per sé è altamente soggetto all'adempimento di stringenti norme igienico-sanitarie. Si era pensato anche all'utilizzo di ulteriori dispositivi che fossero in grado di mettere in sicurezza tanto gli operatori quanto i clienti. A livello nazionale, abbiamo fatto arrivare ai tavoli di governo una serie di vademecum". Ma non è bastato. E non c'è stato verso.

"La categoria è stata classificata come ad alto rischio perché, funzionalmente, non riesce a garantire la distanza di sicurezza di un metro, però nel momento in cui si vanno a strutturare dei protocolli sanitari e mi si viene a dire che l'utilizzo di alcuni dispositivi di protezione individuale riduce il rischio di contagio del 98% mi dovete dire qual è la differenza tra il parrucchiere e un altro comparto. Io ritengo, dal punto di vista sindacale, che questo Covid ad oggi abbia fatto due tipi di morti, quelli affetti dalla patologia e le vittime di un comparto che non è solo quello del benessere, perché la stessa cosa riguarderà i ristoratori e tanti altri settori che sono chiusi ormai da due mesi".

Inutile dire che le misure del governo sono state bocciate. "Sfido chiunque a trovare  dei piccoli parrucchieri di quartiere che hanno un volume di fatturato di 100mila euro, tale per cui possono accedere ai 25mila euro. Ci vogliono concretezza e tempismo nelle risposte". L'unica agevolazione, per certi versi, è che la cassa integrazione per il comparto dell'artigianato è passato da un fondo specifico e non dall'Inps.

Ma il vero nemico, oggi, è l'abusivismo. Confartigianato ha già dichiarato guerra ai furbetti. "È un problema atavico del settore benessere. Da quando è iniziato il lockdown, Confartigianato Foggia ha fatto pervenire agli organi di polizia diverse denunce. Abbiamo segnalato operatori abusivi che addirittura, in qualche modo, pubblicizzano i loro servizi, anche a mezzo canali social. C'è una capillarità del fenomeno che è impressionante". Oltre alla concorrenza sleale, chi esercita abusivamente la professione rischia di veicolare il virus. "Sono tutti portatori potenziali. Far entrare nella propria casa un abusivo significa aumentare ancora di più la possibilità di contagio. Quindi mi appello al buonsenso di queste persone, perché altrimenti non ne usciremo mai da questo guaio".

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Sugli abusivi, parrucchieri ed estetiste che rispettano le regole proprio non transigono: "Gli operatori sono anche disponibili ad accettare di aprire il primo giugno, se si dovesse ritenere che il loro lavoro può nuocere in qualche maniera alla salute pubblica, restano anche fermi, ma bisogna garantire i controlli. Non ci dimentichiamo - conclude amaramente il vice direttore di Confartigianato Foggia - che è molto semplice che malavita si addentri nelle maglie dell'imprenditoria in un ambiente come il nostro".

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