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Palazzo Trifiletti: foto Cesare Rizzi

Palazzo Trifiletti: foto Cesare Rizzi

Jacob: “Ridotto così, Palazzo Trifiletti è un’offesa alla cittadinanza”

"Non ci limiteremo più a chiedere risposte ai "nostri" rappresentanti immaginari su questo o quell'esempio di abbandono"

Contro indifferenza, l'incuria e la speculazione, al coro unanime di "Apriamo spazi di libertà", questa volta l'attenzione di 'Jacob Foggia' si concentra su Palazzo Trifiletti, palazzo Settecentesco murato e abbandonato.

"Eravamo rimasti all’Infopoint. Al tentativo di sottrarre una struttura all’abbandono di Piazza Mercato. Di riportare in vita un gabbiotto di pochi metri quadri e il concetto stesso di valorizzazione del territorio. Era maggio. Ed avevamo un progetto.

Da allora, nessuna risposta. Il nulla più assoluto. Non una voce, non un cenno. Direte: il sindaco ha altro a cui pensare. L’immondizia, i fossi a terra, l’emergenza lavorativa, i palazzi da tirare su. Certo. Allora ci riproviamo. Perché noi questa città non abbiamo alcuna intenzione di mollarla.

E tra i tanti scempi che dovrebbero turbare i sonni dei nostri volenterosi politicanti, abbiamo scelto questo. A due passi dal municipio. Nel cuore di un centro che potrebbe – se esistesse lungimiranza – diventare biglietto da visita della nostra città.

Palazzo Trifiletti, così ridotto, è un’offesa alla cittadinanza. Uno schiaffo in pieno volto a tutti coloro che hanno a cuore la storia e la cultura di questa città. Ma sappiamo come funzionano le cose: qui l’unica legge che vige è quella dei palazzinari.

In nessuna città si sarebbe permesso di murare e lasciare al degrado un palazzo del Settecento in attesa del definitivo collasso e della speculazione seguente. A Foggia, invece, si conta sui cedimenti strutturali di queste ingombranti catapecchie figlie dei secoli come una manna dal cielo. Per oliare il meccanismo dell’appalto e della tangente.

Nell’indifferenza compiaciuta e complice di chi si dice talmente “portato” al bene pubblico da elemosinare voti in campagna elettorale. Miserabili. Ma queste sono chiacchiere che non cambiano di una virgola i fatti.

Quindi, dopo la fiduciosa attesa di maggio, annunciamo (a chi abbia orecchie per intendere) che, da oggi, non ci limiteremo più a chiedere risposte ai “nostri” rappresentanti immaginari su questo o quell’esempio di abbandono (l’Anfiteatro Mediterraneo, tanto per dirne uno).

Ma agiremo di nostro, sulla scia di una doppia consapevolezza: questa città è un museo di spazi vuoti, abbandonati all’incuria nel disinteresse di proprietari e amministratori. Questa città ha bisogno di spazi e di cura. Cura che siamo disposti a dare. Spazi che siamo pronti a prenderci. Chi è interessato, si faccia avanti".


 

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