Manfredonia, il sindaco: “Nessun ordigno bellico nel Golfo”

Angelo Riccardi rassicura tutti e ricorda le operazioni di monitoraggio effettuate in passato. Per Gilbert ed Etkin ci sarebbero pericolose armi chimiche

Il sindaco di Manfredonia cerca di fare chiarezza sulle voci di ordigni inesplosi risalenti alla Seconda Guerra Mondiale e di armi affondate insieme alle navi inabissati nel Golfo sipontino.

A far scattare l’allarme ci hanno pensato Trevor Gilbert e Dagmar Etkin, che hanno stilato il primo database di naufragi bellici potenzialmente inquinanti. Secondo i due esperti internazionali di sicurezza marina, nel Golfo di Manfredonia ci sarebbero pericolose armi chimiche.

Voglio tranquillizzare la cittadinanza –afferma il sindaco Angelo Riccardi- Ho già consultato il Comandante della Capitaneria di Porto, Antonino Zanghì, il quale mi ha confermato che, dall’esame degli atti in possesso dell’Autorità Marittima, non risultano relitti bellici nelle acque del nostro Golfo, escludendo la nota caccia-torpediniera ‘Turbine’, affondata nelle acque al largo di Vieste nel corso della Prima Guerra Mondiale, esattamente il 24 maggio del 1915”.

È recentissima l’investigazione condotta per conto del NURC, Nato Undersea Research Centre, che ha scandagliato i fondali della nostra costa con un piccolissimo sottomarino in grado di fornire immagini tridimensionali –continua il sindaco Riccardi- Senza contare la ricognizione dei fondali marini del basso Adriatico, effettuata nel 2008 in seguito a un accordo tra l’assessorato regionale all’Ambiente, l’Icram, il Ministero dell’Ambiente e l’Arpa, sempre con lo scopo di bonificare l’area marina da eventuali ordigni bellici. Non è mai stato rinvenuto alcunché”.

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