Lucera, Operazione Reset: 40enne si costituisce, gli arrestati salgono a 17

Corrado Petecchia si è costituito presso il commissariato di polizia della città federiciana. L'uomo non era stato arrestato perché si trovava fuori regione. Sono cominciati gli interrogatori in carcere

Foto: Newsetvlucera.it

Si completa il quadro degli arresti eseguiti nell’ambito dell’operazione Reset a Lucera che nella giornata di ieri  ha portato all’arresto di 17 persone.

L’ultimo in ordine cronologico è stato quello del 40enne Corrado Petecchia, che ieri sera si è costituito presso il commissariato di polizia della città federiciana.

OPERAZIONE RESET: NOMI ARRESTATI

L’uomo non era stato arrestato perché si trovava fuori regione. In manette sono finiti anche quattro esponenti dell’Arma dei carabinieri, di cui uno di Foggia.

Nel carcere di Lucera questa mattina sono cominciati gli interrogatori dei primi indagati, tra cui anche i presunti esponenti del clan Cenicola.

I CARABINIERI ARRESTATI -  Estorsioni e depistaggi per favorire il clan Cenicola-Rizzi. Sono pesanti le accuse mosse dalla magistratura di Lucera ai quattro carabinieri arrestati all'alba dalla Polizia assieme ad altre 12 persone.

Su altri tre militari dell'Arma pende invece una richiesta di interdizione dalla professione sulla quale dovrà pronunciarsi il gip dopo aver interrogato i tre indagati, accusati di falsità ideologica.

Sullo sfondo emerge un'attività tutt'altro che edificante della compagnia Carabinieri di Lucera dalla quale i quattro militari arrestati e il loro comandante erano stati allontanati già da qualche tempo. I 16 arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, omicidio premeditato, estorsione, incendio doloso, danneggiamento, minacce, favoreggiamento reale e rivelazione del segreto d'ufficio.

Le indagini sono state avviate dal procuratore Domenico Seccia dopo l'omicidio di Fabrizio Pignatelli, ucciso in un agguato compiuto con colpi d'arma da fuoco il 30 agosto 2011, mentre si trovava nei pressi del suo circolo privato, Atlantic City.

Dagli accertamenti è emerso che i carabinieri arrestati avevano rapporti molto stretti con alcuni degli indagati tanto da aiutare qualcuno durante la latitanza, da omettere la verbalizzazione di fatti di rilevanza investigativa e di ridimensionare particolari denunciati dalle parti offese. Tutto per favorire - secondo l'accusa - il clan guidato dal tridente formato dai parenti omonimi Antonio Cenicola, di 39 e 66 anni, e da Antonio Ricci, di 35.

Le indagini hanno accertato, tra l'altro, che era in corso una scissione in due tronconi del gruppo criminale facente capo alla famiglia Ricci. Nell'ambito di tale scissione erano contrapposti Antonio Ricci e il cognato Vincenzo Ricci, il quale si era alleato a Fabrizio Pignatelli e voleva riappropriarsi, dopo un ventennio trascorso in carcere, del mercato lucerino della droga e delle estorsioni.

Investigando sul gruppo delinquenziale è emerso che i carabinieri avrebbero offerto 'appoggio' alla malavita. Agli arresti sono finiti per estorsione, il carabiniere Luigi Glori, di 52 anni, di Foggia, e con le accuse di associazione per delinquere, estorsione e favoreggiamento, i carabinieri Michele Falco, di 49 anni, di Napoli, Giuseppe Sillitti, 46 anni, di Caltanissetta, e Giovanni Aidone, 48 anni di Vizzini, in provincia di Catania. "Una storia, quella che emerge dall'inchiesta, dalla quale é difficile distinguere chi sono le guardie e chi i ladri", spiega un investigatore.

Perché i quattro avrebbero assecondato l'attività del clan Cenicola-Ricci che avrebbe imposto l'acquisto dei propri prodotti ittici e ortofrutticoli al ristorante Il Carretto e al bar caffetteria Nocelli. Imposizioni che erano finalizzate ad impoverire i titolari dei locali e ad assumere la gestione delle attività. Estorsioni che hanno costretto il titolare de 'Il Carretto' ad abbandonare Lucera e a lavorare nel Nord Italia come cameriere. (ANSA).
 

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