Da Foggia a Lucera fino al Molise. Sgominato gruppo criminale dedito allo spaccio di droga: nove persone in manette

L'operazione 'Drug wash' giunge al termine di una attività investigativa risultato di una convergenza di due distinte indagini condotte da Guardia di Finanza e Carabinieri. Il ruolo primario era svolto da una coppia di coniugi gestori di un autolavaggio nel centro federiciano

Foto di repertorio

La Sezione del Riesame delle Misure Cautelari del Tribunale Penale di Bari ha emesso un‘ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove soggetti, tutti appartenenti ad un sodalizio criminale dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti tra la Puglia ed il Molise.

Si tratta di Lorenzo Spiritoso (classe 1981), Vincenzo Di Corso (classe 1985), Fabiola Marsico (classe 1990, moglie di Di Corso), Mario Montepeloso (classe 1992), Fabiana Fruscione. (classe 1997, fidanzata di Montepeloso), Francesco Pellegrino (classe 1992, cognato di Montepeloso), Lucio Catenazzo (classe 1994), Diego Petrone (classe 1995) e Gianmaria Riccio (classe 1997), il primo di Foggia e tutti gli altri di Lucera. In particolare, per quattro di loro (Spiritoso, Di Corso, Montepeloso e Catenazzo) è stata disposta la custodia in carcere, per tre gli arresti domiciliari (Marsico, Pellegrino e Petrone) e per gli altri due (Fruscione e Riccio) il divieto di dimora.

Il provvedimento restrittivo giudiziario in questione giunge all’esito di una complessa e prolungata attività investigativa risultato di una perfetta convergenza di due distinte indagini svolte rispettivamente tra i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Lucera ed i Finanzieri della Tenenza della Guardia di Finanza dello stesso centro, che hanno così dato un’unica compatta risposta investigativa al fenomeno delittuoso contrastato, il tutto sotto la attenta e scrupolosa direzione della Procura della Repubblica di Foggia, che ha condotto le indagini.

Violenti e spregiudicati: le intercettazioni

Anche l’Aliquota Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria ha collaborato attivamente alle operazioni di P.G. sviluppate. L’indagine è nata nel novembre 2016, quando i militari della Guardia di Finanza di Lucera arrestarono in flagranza di reato due giovani del posto trovati in possesso di circa un chilogrammo di sostanza stupefacente del tipo hashish, droga che avevano occultato all’interno di un garage della città.

Sono state successivamente svolte delle mirate attività tecniche, unitamente all’Arma dei carabinieri che nel frattempo aveva avviato indagini autonome sullo stesso gruppo criminale, consistite in intercettazioni che hanno così consentito di riscontrare in termini probatori l’esistenza di un’imponente “rete” di spaccio di droga nel comune di Lucera e nella vicina provincia di Campobasso, gestita appunto dal gruppo criminale in parola. Più nel dettaglio, è stato accertato il ruolo primario di due coniugi gestori di un autolavaggio nel centro federiciano, da cui appunto il nome convenzionale dell’importante indagine di polizia giudiziaria eseguita, i quali si avvalevano, per lo spaccio al dettaglio e per la custodia dello stupefacente, della collaborazione di altri soggetti destinatari dell’analogo provvedimento cautelare.

La droga arrivava dal clan Moretti-Lanza-Pellegrino

È interessante poi evidenziare come la donna contitolare dell’autolavaggio si occupasse principalmente della gestione degli introiti delle attività di spaccio, nonché del confezionamento in dosi dello stupefacente, che talvolta avveniva anche presso la sua stessa abitazione. Diversi sono stati inoltre i riscontri investigativi eseguiti, che hanno consentito così di documentare compiutamente nel corso del tempo le articolate attività di spaccio del sodalizio. È necessario poi sottolineare come anche sia stato particolarmente difficoltoso eseguire riscontri diretti sugli acquirenti, stante le attente modalità adottate dai soggetti indagati al fine di eludere eventuali controlli delle Forze di Polizia. È stato poi particolarmente complesso ricostruire specificatamente il ruolo dell’altro titolare dell’autolavaggio, l’uomo. Questi, per tutta la durata dell’indagine, non ha mai utilizzato dispositivi cellulari mobile ed è stato infatti possibile risalire alla sua persona solo grazie a specifiche nonché mirate attività di tipo “tradizionale”. Quest’ultimo, infatti, si recava presso l’autolavaggio in argomento per concordare direttamente le modalità dello spaccio.

Di diverse decine di migliaia di euro in vertiginoso volume d’affari messo in atto dal gruppo criminale “decapitato” da Carabinieri e Guardia di Finanza nell’operazione “Drug wash”. Gli indagati, sottoposti alla misura custodiale massima del carcere sono stati quindi tutti associati presso la Casa Circondariale di Foggia, mentre i restanti sottoposti alle rispettive misure restrittive (arresti domiciliari o divieto di dimora).  

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