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'C'era una volta', la replica della Procura ai legali dei Cera: "Espressione infelice, ma nessun pregiudizio verso gli indagati"

Il magistrato delegato dell'Ufficio stampa della Procura Marco Gambardella replica alle dichiarazioni degli avvocati di Napoleone e Angelo Cera: "L'espressione non intende in alcun modo esprimere valutazioni negative, di natura personale e politica, nei confronti dei soggetti sottoposti alle indagini preliminari, né anticipare l'esito del giudizio"

Un nome dalla scelta discutibile, ma che non nascondeva alcun tipo di pregiudizio. È la precisazione del magistrato della Procura Marco Gambardella sull'indagine 'C'era una volta', che coinvolge Napoleone e Angelo Cera: il titolo dell'indagine aveva fatto infuriare i legali dei due politici che avevano parlato di "un gioco di parole banale e irrispettoro che lascia sconcertati sia per la caduta di gusto, sia per il pregiudizio insito in un titolo che vorrebbe relegare per mano giudiziaria i Cera al passato". 

"L'espressione, certamente infelice - decisa e utilizzata dalla polizia giudiziaria (come solitamente avviene) per denominare l'attività di indagine svolta - non intende in alcun modo esprimere valutazioni negative, di natura personale e politica, nei confronti dei soggetti sottoposti alle indagini preliminari, né anticipare l'esito del giudizio", spiega Gambardella, che poi conclude: "Come già precisato nel comunicato del 10 giugno 2020, Angelo e Napoleone Cera (così come gli altri indagati) si presumono non colpevoli fino a sentenza definitiva". 

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