L'allarme di Legambiente dopo l'operazione "Black Land": pericolo di Ecocidio

Il presidente Tonino Soldo manifesta preoccupazione in seguito all'operazione antimafia che ha portato a 14 arresti per traffico illecito di rifiuti:"nel tempo avvertiremo le inevitabili conseguenze sanitarie"

Rifiuti bruciati

L’operazione antimafia effettuata dai Carabinieri e dalla Dia di Bari nelle province di Foggia, Bat, Caserta, Avellino e Benevento, denominata "Black Land" e che ha portato all'arresto di 14 persone, ritenute a vario titolo responsabili di attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti prefigura un vero e proprio ecocidio .

Sicuramente nel tempo avvertiremo le inevitabili conseguenze sanitarie, infatti i continui smaltimenti illegali di rifiuti, con la dispersione di sostanze inquinanti nel suolo e nell'aria, e l'inquinamento delle falde acquifere sono strettamente correlati con l'incremento di varie forme di tumore.

E non abbiamo ancora un registro dei tumori sempre annunciato ma mai messo in atto.

Intanto migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti da impianti di compostaggio e di stoccaggio in Campania sono state smaltite illecitamente in Puglia, specialmente nel nostro territorio. Un giro di affari stimato in 10 milioni di euro, e circa 12 tonnellate di rifiuti interrati. Rifiuti abbandonati senza scrupolo in zone protette o nei pressi di fiumi e dighe, oppure tombati in terreni agricoli e in un cratere in agro di Ordona (FG) proprio a due passi dal sito dell'antica Herdonia.

La terra dei fuochi potrebbe essere nelle nostre campagne, perché purtroppo il nome di uno degli arrestati figurava nella lista di persone che il pentito Carmine Schiavone consegnò alla Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti il 7 ottobre del 1997. Si tratta del titolare di una impresa coinvolta nelle attività della cosiddetta ecomafia campana.

Questa gente senza scrupoli ha fatto si che la nostra terra venisse dilaniata dai  rifiuti campani che venivano trasportati dai siti di stoccaggio campani , venivano portati per la frazione umida all'impianto di compostaggio di Bisaccia e poi, senza subire alcun trattamento e accompagnati da falsa documentazione, venivano trasportati e gestiti come se si trattasse di ammendante, per essere definitivamente tombati nei terreni di un'area agricola di Ordona e dati alle fiamme con la benzina, ove vi era una autorizzazione al ripristino ambientale. Proprio di recente, da Ordona, ci sono state segnalazioni inerenti il propagarsi di cattivi odori in tutta la cittadina.

Invece, i rifiuti della frazione umida venivano conferiti ad una ditta di Carapelle e, dopo essere stati trasportati in un capannone di stoccaggio in località Santa Cecilietta di Foggia, venivano sversati nelle campagne.

Il meccanismo in atto era un gigantesco girobolla,perché gli impianti trattavano solo sulla carta i rifiuti; i crateri venivano scavati velocemente e riempiti con scarti della differenziata, mescolati con la parte peggiore, l’umido compreso il percolato, elemento che inquina le falde acquifere. E una ruspa alla fine dei lavori ricopriva tutto, spacciando per “ripristino ambientale” un gigantesco sversamento di monnezza.

Quello che da tempo stavamo denunciando purtroppo era vero e crediamo che questo sia solo una parte di quello che è successo negli ultimi vent’anni in terra di Capitanata.
Un crimine in piena regola. Oggi però, grazie all'impegno di magistrati, forze dell'ordine e cittadini, conosciamo i responsabili e le aziende coinvolte in questo crimine. Sembra non essere cambiato niente nell’Italia dei traffici dei rifiuti, che si svolgono come negli anni ‘80 e ’90. È una brutta storia che riguarda soprattutto il futuro, purtroppo oggi i delitti contro l’ambiente restano, di fatto, impuniti. Oggi, chi inquina non paga. Paghiamo solo noi, il popolo inquinato.

Da 20 anni noi cittadini aspettiamo norme per colpire con pene adeguate chi specula e guadagna impunemente danneggiando l’ambiente, facendo concorrenza sleale alle imprese che rispettano la legge e mettendo a rischio la nostra salute.

L'inserimento dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale è stato approvato dalla Camera, manca solo il voto del Senato per coronare una vera e propria "riforma di civiltà” con cui difendere l'ambiente in cui viviamo  da ecomafiosi ed eco-criminali.

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Vogliamo che finalmente #chiinquinapaghi davvero e che nel nostro paese non si consumino più altri crimini ambientali. 

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