San Marco in Lamis, raccolta rifiuti: 7 lavoratori s’incatenano al Comune

Prosegue la polemica dei lavoratori dell'igiene ambientale a rischio lavoro e del segretario FP CGIL. Il sindaco resta fermo sulle sue posizioni. Michele Corsino: "Portiamo le carte in Procura"

Un lavoratore incatenato

A San Marco in Lamis 7 lavoratori del settore igiene ambientale si sono "incatenati" all’ingresso di Palazzo Badiale. L’accesissimo incontro tenutosi ieri mattina in Prefettura non ha sortito gli effetti sperati. “E’ stato un brutto aspetto vedere un sindaco onorevole che si comporta in quel modo” ha affermato il segretario FP CGIL, Michele Corsino.

L’intenzione degli operai è quella di non arrendersi alle decisioni del sindaco, ma di invitarlo a valutare e a stringere un accordo che soddisfi tutti, annunciando anche la volontà di fare qualche sacrificio di natura economica e contrattuale (rinuncia ai ratei della 14esima, a indennità e beni di produzione).

Cosa dovrebbe fare invece l’amministrazione comunale per evitare che il conflitto degeneri e che la situazione vada per le lunghe? Una soluzione ci sarebbe: non far pagare alla ditta piemontese, insediatasi da poche ore, il canone di locazione del magazzino (24mila euro l'anno). Condizione, questa, senza la quale la Tecnoservice sarebbe disposta ad assumere fino a un massimo di 19 su 23 lavoratori. Il primo cittadino ha espresso comunque la volontà di assumerne semplicemente 17, rifiutando, si fa per dire, la mano tesa dall’azienda.

Resta il fatto che se l’amministrazione comunale avesse sospeso la gara in autotutela, accogliendo di fatto la richiesta scritta di Corsino, non saremmo qui a commentare l’estenuante battaglia degli operai che difendono legittimamente il diritto al lavoro e i loro contratti a tempo indeterminato firmati con la vecchia ditta il 22 febbraio, all’indomani di un accordo sindacale stipulato in Prefettura. In quel caso i lavoratori rinunciarono a qualcosa per poter mantenere il contratto collettivo nazionale di lavoro F.I.S.E. e allo stesso tempo per permettere a 6 colleghi di passare da un contratto part-time a uno full-time. E non saremmo qui a commentare il muro contro muro tra Michele Corsino e Angelo Cera, talvolta acceso e dai toni esasperati.

Una vicenda che ha diviso e continua a dividere l’opinione pubblica e che Corsino è disposto a spiegare ai sammarchesi attraverso un dibattito in piazza. Lo stesso si dice disposto ad ingoiare persino l’accordo stipulato in Prefettura il 22 febbraio e a riscriverlo attorno a un tavolo. “Se ci sono dei disguidi amministrativi tra la vecchia e la nuova amministrazione, non è giusto che a pagare siano i lavoratori”. “La colpa del governo Lombardi – afferma il sindacalista foggiano – è quella di aver partorito il 5 maggio un bando di gara uguale a quello vinto dalla Geotec e che prevedeva 17 unità” (gara successivamente annullata con una sentenza del Consiglio di Stato). Sempre secondo Corsino “la nuova amministrazione deve invece recitare il mea culpa per non aver sospeso la gara in autotutela prima dell’apertura delle buste”.

E’ troppo forte inoltre il sospetto di una ritorsione politica che si nasconderebbe dietro la volontà del sindaco di assumere semplicemente 17 operai;  ipotesi avvalorata - come sostenuto dal segretario della FP CGIL - da “alcune frasi pronunciate nell’incontro in Prefettura”. Non fosse anche per quel presunto “fannulloni” urlato ai quattro venti agli operai e che alcuni giorni fa aveva mandato su tutte le furie Corsino. “Una specie di mobbing” appunto.

Il sindacalista assicura che se la situazione dovesse peggiorare le carte arriverebbero sui tavoli della Procura. E che se nei prossimi giorni il servizio di raccolta rifiuti non venisse espletato, la colpa non sarebbe certamente dei lavoratori. Questo pericolo è stato scongiurato poche ore fa dalla firma dei contratti da parte di altri 13 lavoratori, che si aggiungono ai 3 di ieri sera e a quella di un altro dipendente avvenuta stamane. Dodici di loro, prima di firmare, hanno voluto ascoltare il parere dei 7 rimasti fuori. Incerta la firma del responsabile del cantiere Antonio Tardio: “Il sindaco deve fare un passo indietro. Dire uno, due, tre e quattro a casa, mi sembra una cosa fuori dal mondo” prosegue Tardio. “Specialmente in questo momento di crisi mondiale e occupazionale” conclude.

A San Marco in Lamis la tensione si taglia con un coltello. “Ci sono i mutui da pagare” sospira un dipendente del settore igiene-ambientale. “Siamo disposti a tutto” si sente in lontananza.  E’ un paese diviso e il confine tra il torto o la ragione è così labile e sottile che c’è chi preferisce tacere e sperare soltanto che presto qualcuno ritorni a svuotare i cassonetti. Domani il servizio riprenderà regolarmente. Nel frattempo sotto la sede del Comune 7 lavoratori restano incatenati alla speranza di non essere rispediti a casa dal loro primo cittadino, mentre in sala consiliare è in atto un ulteriore vertice tra Corsino e Cera.

INTERVISTA A MICHELE CORSINO

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