Omicidio in viale Candelaro, D'Angelo ucciso con tre colpi di pistola. Si cerca il movente, Vaccaro: "Non possiamo escludere nessuna pista"

Gli uomini della squadra mobile sono al lavoro per cercare il movente: per ora si esclude la pista della malavita, malgrado le dinamiche dell’agguato presentino le tipiche modalità di una esecuzione mafiosa

Si cerca il movente dell’omicidio di Roberto D’Angelo, commerciante 53enne ucciso nella tarda serata di ieri in viale Candelaro. Nel corso della notte gli inquirenti hanno ascoltato amici e parenti della vittima per provare a ricostruire i momenti precedenti l’agguato, avvenuto intorno alle 21.30, quando D’Angelo era alla guida della sua auto, una 'Fiat 500 L', - percorrendo Viale Candelaro, ed è stato affiancato da una moto i cui passeggeri hanno esploso aluni colpi di pistola al suo indirizzo.

L’uomo è stato colpito al capo e alla spalla; quando sono sopraggiunte le pattuglie della Questura, l'auto della vittima era accostata al marciapiede, con il motore e le luci accese e il finestrino anteriore sinistro in frantumi. Subito dopo gli spari, il veicolo è andato a impattare con un'altra autovettura parcheggiata davanti.

All'arrivo della Polizia, il corpo dell'uomo si presentava accasciato sul fianco destro, con il busto riverso sul sedile del passeggero. Sullo stesso erano visibili una ferita d'arma da fuoco all'altezza dello zigomo sinistro e perdita di sangue dalla testa.

Gli agenti, notando che D'Angelo dava ancora segni (seppur flebili) di vita, hanno allertato il personale del 118, che giunto sul posto ha trasferito il corpo su un'ambulanza constatando, però, subito dopo il decesso.

Gli uomini della squadra mobile sono al lavoro per cercare il movente: per ora si esclude la pista della malavita, malgrado le dinamiche dell’agguato presentino le tipiche modalità di una esecuzione mafiosa. 

Le immagini sul luogo dell’omicidio

D’Angelo aveva precedenti per reati contro il patrimonio e truffe alle assicurazioni ed era figlio di Vincenzo, soprannominato “Scipione”, ucciso negli anni ’70. Nel 2016, insieme a suo nipote Vincenzo D’Angelo, fu vittima di un pestaggio e di un atto intimidatorio presso la propria concessionaria.

L'obiettivo di quella aggressione fu, appunto, suo nipote Vincenzo D’Angelo, 39enne che un anno prima fu arrestato nell’ambito dell’operazione ‘Double Key’, quando con altri quattro complici tentò un colpo – poi fallito – presso il caveau del Banco di Napoli.

L’atto intimidatorio avvenne il 5 settembre del 2016, quando alcuni uomini incappucciati pestarono Vincenzo e Roberto D’Angelo ed esplosero numerosi colpi di pistola contro l’abitazione del primo.

Per quella tentata estorsione furono arrestate cinque persone, alcune delle quali legate alla Società Foggiana: Rodolfo Bruno (ritenuto vicino al clan dei Moretti-Pellegrino), Antonio Salvatore, Alessandro Aprile (vicino al clan Sinesi-Francavilla), Christian Malavolta e Luigi Di Gennaro, quest’ultimo titolare di un’azienda di smaltimento di rifiuti di Ascoli Piceno.

Secondo la ricostruzione, Malavolta e Di Gennaro – con altri tre soggetti – si presentarono presso il titolare dell’attività pretendendo la restituzione di 80mila euro per un credito (rivelatosi falso dall’analisi delle carte) vantato dal padre di Malavolta nei confronti di D’Angelo, con il quale aveva avuto un rapporto di collaborazione per una compravendita di auto dall’estero. Al termine dell’incontro, l’uomo fu minacciato, ma viste le resistenze, dopo pochi minuti i malviventi passarono alle vie di fatto. Tra i soggetti che si presentarono presso l’autoparco c’erano anche Aprile e Bruno che aggredirono Vincenzo D’Angelo con calci e pugni davanti alla moglie e al figlio; nel pestaggio fu coinvolto anche suo zio Roberto. Dopo che la vittima riuscì a rifugiarsi all’interno della propria abitazione, i malviventi esplosero colpi di arma da fuoco uccidendo anche il cane da guardia.

Come precisa a FoggiaToday l'avvocato Luigi Marinelli, Di Gennaro e Malavolta sono stati assolti dai fatti contestati.

"In particolare, il GIP dottor Protano ad entrambi, a seguito di giudizio abbreviato, riqualificò il fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni art. 393 cp (avendo dimostrato un debito col D'Angelo per rapporti commerciali) e non essendo stata presentata querela da quest'ultimo, ha assolto (529 cpp) il Di Gennaro e il Malavolta per difetto di querela relativamente al primo episodio contestato e (530 cpp) per non aver commesso il fatto relativamente al secondo episodio"

Due anni dopo, uno degli attentatori, Rodolfo Bruno, cadde in un agguato a Foggia, lungo la circonvallazione. Tre sicari, due dei quali armati di fucile calibro 12 e una pistola calibro 9, esplosero almeno 8 colpi di pistola, freddandolo all’interno della sala slot machine di un bar annesso a una stazione di servizio.

Sul luogo dove D'Angelo è stato ucciso sono intervenuti il Sostituto Procuratore della Repubblica di Foggia Matteo Stella, e quello della Direzione Distrettuale Antimafia Giuseppe Maralfa. Il sopralluogo e i rilievi tecnici sono stati effettuati dalla Polizia Scientifica. Le indagini sono a cura della Squadra Mobile che ha già raccolto alcune testimonianze ed effettuato perquisizioni: “Stiamo lavorando per inquadrare e ricostruire con precisione l’accaduto. Non possiamo escludere nessuna pista”, ha dichiarato il Procuratore della Repubblica Ludovico Vaccaro in un servizio di Isabella Romano durante il l’edizione delle 13.30 del Tg1. Le telecamere di videosorveglianza presenti in zona potrebbero aiutare gli inquirenti nelle indagini. 

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