Cronaca San Severo / Via Don Minzoni

Dall'agguato fallito al 'colpo di grazia': così hanno assassinato 'Nicolino dieci e dieci' e la moglie Isabella

Dopo il duplice omicidio avvenuto nella profumeria della coppia, la squadra mobile di Foggia ha eseguito sei stub e numerose perquisizioni nei confronti di pregiudicati del posto. Al momento nessuna pista viene tralasciata

Sei colpi di pistola calibro 9 esplosi, cinque quelli andati a segno sui corpi di Nicola Salvatore di 56 anni, e di sua moglie Isabella Rotondo, di un anno più giovane, entrambi sorpresi da una sventagliata di proiettili che non ha lasciato loro scampo.

Tra i colpi esplosi, anche il cosiddetto ‘colpo di grazia’ riservato a Salvatore - meglio noto negli ambienti come ‘Nicolino dieci e dieci’ - ritenuto dagli inquirenti un soggetto di spessore, inserito nella criminalità sanseverese. I sicari lo hanno colpito al capo, sfigurandogli il volto; la moglie è stata colpita invece al torace.

Ad agire, come testimoniano le quattro telecamere che puntano sull’ingresso della profumeria di via don Minzoni, attività commerciale di proprietà della coppia e teatro della mattanza, sono stati due sicari, giunti sul posto in sella ad una moto di grossa cilindrata. Entrambi indossavano un casco integrale che non li rende identificabili attraverso i filmati. I due poi sono fuggiti imboccando contromano la via, lungo la quale hanno scaricato le armi, due pistole calibro 9 (e non una mitraglietta come inizialmente ipotizzato).

VIDEO | Shock a San Severo, marito e moglie uccisi in profumeria

La coppia è stata colta di sorpresa dai killer: non ha avuto il tempo di difendersi o correre ai ripari. L’uomo, inoltre, era disarmato, il che lascia intendere che non temeva per la propria vita, nonostante già nel recente passato fu vittima di un agguato in strada, quando un proiettile lo colpì all’altezza dell’addome: se la cavò con una prognosi di una manciata di giorni.

Sul posto, gli agenti della squadra mobile di Foggia, incaricati delle indagini del caso, hanno repertato 6 bossoli di pistola calibro 9 e, nella giornata di ieri, hanno eseguito sei stub (l’esame che rivela la presenza di polvere da sparo su pelle e indumenti) e numerose perquisizioni nei confronti di alcuni pregiudicati sanseveresi. Ascoltate anche decine di persone, tra parenti e amici delle vittime e soggetti noti alle cronache locali.

Sfuggita per miracolo all’agguato (la sua non era una presenza in quel momento ipotizzabile) la madre della Rotondo, che al momento dell’ingresso dei killer, ha trovato rifugio nel retro della profumeria, mettendosi in salvo: verosimilmente, i sicari non si sono nemmeno accorti della sua presenza. Sotto shock, la donna non ha saputo fornire agli inquirenti indicazioni utili alle indagini, pur essendo, di fatto, una testimone oculare dell’accaduto.

Nei prossimi giorni verrà disposta l’autopsia sui corpi delle vittime. Al momento, gli investigatori non escludono alcuna pista: il duplice omicidio potrebbe essere una risposta tardiva, una sorta di vendetta, per l’omicidio commesso dal figlio, ancora minorenne, della coppia che, nell’ottobre scorso, uccise con alcuni colpi di pistola il 17enne Mario Morelli, ferendo un altro coetaneo per via di una ragazza contesa.

Oppure, pista altrettanto battuta, di un regolamento di conti maturato negli ambienti malavitosi sanseveresi in cui Salvatore era inserito. In questo quadro, infatti, si inserirebbe anche l’agguato teso in strada a Salvatore, nel dicembre scorso, quando fu raggiunto, insieme ad un altro pregiudicato, da alcuni proiettili lungo corso Di Vittorio, zona centralissima della città. Il boss venne raggiunto da un proiettile all'addome, mentre l’altro pregiudicato ad una gamba. Anche in quel caso, l'arma usata era una calibro 9.

Lo stesso, inoltre, fu coinvolto nel maxi-blitz '’Day Before’, che nell’estate del 1995 portò in carcere 86 persone, ritenute componenti o affiliate della ‘Società’, organizzazione mafiosa dedita al traffico di stupefacenti e armi, alle estorsioni e omicidi. E questo potrebbe dare una spiegazione anche al cosiddetto ‘colpo di grazia’ inferto a Salvatore, una chiara firma della matrice mafiosa dell’agguato.

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