Quel piano 'bomba' per uccidere 'Fic Secc': ieri l'omicidio a colpi di fucile dell'erede di Romito, stub e perquisizioni

L'agguato messo a segno ieri sera, a Macchia, si inquadra nella guerra tra clan in atto sul Gargano. Pasquale Ricucci era attualmente era libero e, verosimilmente, non temeva per la sua vita: è stato assassinato davanti al cancello di casa

Pasquale Ricucci e il luogo dell'omicidio

Dieci esami stub e quindici perquisizioni sono state effettuate nella notte, a carico di altrettanti sospettati per l’omicidio di Pasquale Ricucci, il 45enne assassinato ieri sera, davanti al cancello della sua abitazione in via San Pietro, a Macchia, frazione di Monte Sant’Angelo. 

Due (o più) i sicari in azione: hanno raggiunto l’uomo, ritenuto uno dei vertici del clan Lombardi-Ricucci-La Torre, erede dei Romito (il cui boss Mario Luciano è stato ucciso nella strage del 9 agosto 2017, a San Marco in Lamis) e hanno esploso almeno 9 colpi di fucile calibro 12. Nove infatti sono state le cartucce repertate dai militari dell’Arma sull’asfalto; l’autopsia stabilirà quanti i colpi andati a segno, tra addome e torace. 

Sangue sul Gargano, Pasquale Ricucci ucciso a 'Macchia' | VIDEO

Ricucci era stato arrestato dai militari dell'Arma nel maggio scorso, per detenzione e porto di arma abusiva, ma numerosi sono i precedenti a suo carico: sfuggito il 13 aprile alla cattura dei carabinieri (che lo avevano sorpreso in assetto da rapina), l’uomo si era presentato con il suo legale presso la caserma dei carabinieri di Manfredonia, consegnandosi spontaneamente. Attualmente era libero e, verosimilmente, non temeva per la sua vita.

Questo nonostante l’ipotesi di ‘farlo fuori’ spuntasse già dalle carte dell’ordinanza dell’arresto di Giovanni Caterino (presunto basista della strage di San Marco in Lamis, attualmente detenuto, il cui processo si sta celebrando a Foggia). A pagina 37 dell’ordinanza, da intercettazioni ambientali captate dagli inquirenti, emerge l’ipotesi di attentare alla vita di Ricucci posizionando una bomba sotto l’auto.

La conversazione è tra Caterino e un altro pregiudicato del posto: “Oh… inc…a mettere un po’ sotto la macchina… quei fatti… inc… quello di martedì… inc… lo sai?... si può calare sotto qualche cosa - ndr. verosimilmente esplosivo - … qualcuno … qualche intenzione così…. Perché a Macchia non riesci mai… perché la macchina ce l’ha sempre lui…” “… Per schiacciare il bottone devi venire da solo poi?...”

Anche se, rileva il giudice del Tribunale di Bari, tale ipotesi era ritenuta di difficile attuazione poiché Ricucci era molto accorto nel controllare l’auto, soprattutto per verificare eventuali installazione di microspie o gps da parte delle forze dell’ordine. Continua quindi la conversazione: “… quello è come quello infetto… dentro macchia va da solo… te lo dico io com’è il fatto…”. “Si cala a terra… si cala sopra… te lo dico io come è infetto… e credimi che anche gli sbirri escono pazzi…”. Nonostante ciò, Caterino, sottolinea il gip, “si mostrava convinto e fiducioso del buon esito dell’azione: “… però se ci mettiamo lo facciamo…” preventivando dieci, venti giorni di sopralluoghi preparatori.

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