Il folle gesto di Ciro, poliziotto penitenziario "taciturno e riservato". Capone: "Non si è mai confidato con noi"

Triplice omicidio e suicidio a Orta Nova. Daniele Capone, agente di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Foggia e vicesegretario del S.P.P., insieme ad Aldo Di Giacomo chiede controlli ogni tre anni per accertare l'integrità psicofisica

Ciro Curcelli e i carabinieri vicino la sua abitazione

"Era una persona taciturna e riservata, tifosissimo del Foggia Calcio". Così Daniele Capone, vicesegretario del Sindacato di Polizia Penitenziaria descrive Ciro Curcelli, il collega in servizio all'interno dei reparti detentivi del carcere di Foggia, che la scorsa notte ha ucciso moglie e figlie con la pistola d'ordinanza e poi si è tolto la vita. Dopo aver esploso alcuni colpi d'arma da fuoco all'indirizzo di Teresa Santolupo, Miriana e Valentina - aveva messo al corrente i carabinieri del triplice omicidio con una telefonata di pochissimi secondi, ma senza spiegarne i motivi. "Ho ucciso mia moglie, ho ucciso le mie figlie, ora mi uccido e lascio la porta aperta".

Ed è proprio sul movente che sono indirizzate le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Foggia. Al momento nessuno sembrerebbe in grado di fornire uno spunto utile a trovare un perchè a una tragedia senza precendenti a Orta Nova, nemmeno il cognato che abitava al piano di sopra e il figlio Antonio rientrato in giornata da Ravenna. Sono entrambi increduli e sotto shock per l'accaduto.

Una famiglia tranquilla e perbene, ma un lavoro duro e usurante quello di Ciro: otto ore al giorno nel carcere sovraffollato del capoluogo dauno, "di tensione, di guardia alta, in un clima, come quello di Foggia, che non è dei migliori" sottolinea Capone, che aggiunge: "Non ci ha mai confidato nulla".

Cosa però abbia scatenato la furia omicida e suicida di Ciro, al momento resta un mistero. L'assistente capo della polizia penitenziaria - che ha lavorato fino al giorno precedente - avrebbe dovuto prestare servizIo anche questa mattina. Quando non si è presentato sul luogo di lavoro e alla notizia della tragedia, in via delle Casermette è calato il silenzio. "Ho vissuto in prima persona lo sconforto generale" rivela Capone, che avanza la proposta di uno sportello per i colleghi che prestano servizio in carcere da un po' di anni: "Oggi ci troviamo con una idoneità fatta all'atto del concorso ma nel corso degli anni solo su segnalazione del dipendente viene fatta una visita. Difficile che in un circuito chiuso come quello del carcere qualcuno richieda in via del tutto spontanea un consulto con uno psicologo. Forse dei controlli periodici potrebbero salvare qualcuno, perché abbiamo anche un'arma assegnata che siamo obbligati a portare fuori servizio"

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il segretario generale del S.P.P., Aldo Di Giacomo: "Riteniamo inaccettabile il fatto che un agente, nel corso della sua vita lavorativa, tolte le visite mediche e psicologiche fatte all’atto dell’arruolamento, nel corso degli anni non venga più sottoposto a nessun controllo per accertarne l’integrità psichica, E' necessario prevedere controlli psicologici istituzionalizzati almeno ogni tre anni, forse così qualche vita in più si potrebbe anche salvare”.

"A Foggia c'è una situazione ingestibile, carenza di personale, sovraccarichi di turni e di accorpamenti di posti di servizio" conclude il vicesegretario del Sindacato di Polizia Penitenziaria, Daniele Capone.

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