Su LA7 il caso di Nadia Roccia, la ragazza foggiana uccisa dalle sue amiche | VIDEO

Il racconto sarà arricchito dalle docu-fiction con cui si ripercorreranno i passaggi fondamentali dell’atroce omicidio avvenuto a Castelluccio dei Sauri e dalle testimonianze di chi, a vario titolo, è rimasto coinvolto nel caso

Il caso Roccia

I retroscena della tragica vicenda di Nadia Roccia, che tenne incollata al televisore l'intera opinione pubblica italiana e a cui seguì un lungo processo con fortissimi momenti di tensione, è il tema della seconda puntata di Donne, vittime e carnefici, in onda questa sera alle 22.30 su La7.

In ogni puntata la giornalista del TgLa7, Francesca Fanuele, analizza alcuni tra i casi di cronaca nera che hanno sconvolto l'Italia in epoca più o meno recente, con l'ausilio di tre ospiti fissi: Margherita Carlini, psicologa clinica e criminologa, l'avvocato penalista Gianluca Paglia e Massimo Lattanzi, esperto in scienze forensi.

Il racconto sarà arricchito dalle docu-fiction con cui si ripercorreranno i passaggi fondamentali dell’atroce omicidio e dalle testimonianze di chi, a vario titolo, è rimasto coinvolto nel caso. Oltre alle ricostruzioni filmate, verrà fatta l'analisi del delitto dal punto di vista investigativo, i risvolti psicologici e gli approfondimenti sugli aspetti legali del crimine sono gli elementi chiave del programma.

Nadia Roccia muore il 14 maggio 1998 a Castelluccio dei Sauri, alle pendici del Subappennino dauno. Inizialmente si pensa a un suicidio per impiccagione, perché gli inquirenti, nel garage dove viene ritrovato il corpo, trovano una lettera nella quale la studentessa dichiara di aver deciso di farla finita perché omosessuale e innamorata di una sua compagna di classe.

Nadia chiede scusa a tutti per il suo insano gesto, ma ci tiene a specificare che lascia tutti i suoi soldi alle sue due care amiche. Da lì a poche ore si scoprirà l'agghiacciante verità di questa tragica storia: la studentessa 18enne al quinto anno delle superiori viene uccisa da Anna Maria Botticelli e Maria Filomena Sica, condannate nel 2003 a 25 anni di reclusione, ridotti a 21 grazie al patteggiamento.

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