Omicidio Marcone, famiglia e legale: “Basta contrapposizioni, chi sa parli”

"L'amore e la dedizione che Francesco Marcone ha speso in vita erano ed appartengono tutt'oggi alla città, non ci stancheremo mai di ripeterlo. Non abbiamo segreti e nessuna novità è ancora emersa"

Francesco Marcone

Comunicato stampa della famiglia Marcone e del legale Oreste De Finis

"Nelle ore precedenti e successive la commemorazione del 31 marzo, 17mo anniversario dell'uccisione di Francesco Marcone, ma anche Giornata del ricordo di tutte le vittime di mafia della Capitanata, quest'anno allargata - per quanti c'erano ed hanno potuto vederlo -  alla partecipazione di due familiari provenienti da altre città della regione,  sono sorte delle polemiche. Di questo non possiamo che rammaricarci. Essenzialmente per una questione di tempistica in quanto  quello era il momento in cui dolore e voglia di verità avrebbero dovuto valicare ogni steccato (ideologico e personale) ed ogni storia (di gruppo o individuale). Da parte nostra non c'è alcuna recondita o malcelata volontà di dettare linee editoriali o, peggio, di censurare i media. Così non abbiamo mai posto in essere una qualche forma di condizionamento di alcun tipo di stampa, sempre libera di partecipare - o di non partecipare - alle nostre iniziative organizzate sul territorio (prima messe in campo con l'ausilio del Comitato Franco Marcone, poi con quello di Libera Foggia).

Quello che, però, da cittadini e da persone che hanno vissuto sulla propria pelle l'esperienza traumatica di un omicidio di mafia, ci preme sottolineare è che far passare il messaggio, attraverso certi organi d’informazione (fortunatamente alcuni soltanto) di una contrapposizione frontale tra famiglia Marcone ed il suo legale da un lato e la Procura della Repubblica di Foggia dall'altro, mediante interpretazioni errate di nostre dichiarazioni è quanto mai sterile e dannoso. D’altro canto la nostra storia parla chiaramente di un percorso al fianco dei magistrati che hanno voluto lavorare per la verità ed i rapporti con questa Procura sono sempre stati caratterizzati dalla correttezza e dal reciproco rispetto. A proposito ricordiamo che è stato lo stesso Procuratore Vincenzo Russo a smentire pubblicamente, durante la mattinata del 31 marzo, le ipotesi di contrapposizione, sebbene tali dichiarazioni non siano poi, come l’amore per la verità richiedeva, state riportate da quegli organi d’informazione che, invece, si erano affrettati a diffondere notizie polemiche. 

Abbiamo il fondato timore che tutto ciò, ben lungi dall'apportare novità utili al "Caso Marcone", finiscano, da un lato, per ridimensionare la figura di Franco Marcone,  dall'altro creino terreno bruciato attorno alla famiglia esponendola anche a rischio incolumità e a quanti, nelle opportune sedi giudiziarie, abbiano sostenuto le ragioni della famiglia stessa. Perché accusarci di essere depositari di misteriosi segreti (il che scaturirebbe da una mala lettura del manifesto apparso a firma del coordinamento provinciale Libera), priva di contenuto le nostre richieste di sempre, ossia di verità e giustizia. Che sia chiaro: noi NON abbiamo alcun segreto e nessuna novità non ancora emersa. Quanto alle larvate accuse fatteci di omertà, le riteniamo estremamente offensive e dovendovi pur dare una risposta, affermiamo che ogni eventuale azione giudiziaria sarà portata avanti nel più totale riserbo, come riservata è stata in questi lunghi 17 anni, la nostra proposizione di istanze agli inquirenti. Un comportamento meno silenzioso avrebbe minato la tranquillità del lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine. Sarà la magistratura, nella quale confermiamo di avere il più totale rispetto, a occuparsi del caso. 

Chiediamo dunque a tutti, nessuno escluso, un atto di responsabilità. Che le contrapposizioni cessino una volta per tutte.  L’attività messa in campo nel nostro impegno decennale, in quanto figli e legale della famiglia, ha sempre avuto come obbiettivo principale rendere Francesco Marcone non una figura appannaggio di qualcuno ma appartenente alla città. L’amore e la dedizione che egli ha speso in vita erano ed appartengono tutt’oggi alla città, non ci stancheremo mai di ripeterlo. Appartiene ai cittadini che popolano le strade di Foggia. Identicamente, il sacrificio di Francesco Marcone non ha semplicemente inchiodato una famiglia alla croce della tristezza; ma è l'icona della sconfitta di un'intera città e della sua comunità, arresa ai potentati locali ed alle logiche di prevaricazione di chi crede che la prepotenza possa violentare, impunita, l'onestà. Ecco perché continueremo a chiedere con forza: “chi sa, parli”.

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