Omicidio Foggia: ucciso Rizzi, il "Papa" che trovó riscatto nella pittura

Fu condannato all'ergastolo per la strage de "Il Bacardi". Coinvolto nel processo per la morte dell'imprenditore Panunzio. Raccontò la detenzione in "Giudizio e pregiudizio" di Angelo Cavallo

Giosuè Rizzi su Cronaca Vera

Aveva 60 anni e ne aveva trascorsi in carcere molti più della metà: Giosuè Rizzi, capo indiscusso della mafia foggiana negli anni Ottanta, è stato ucciso a Foggia poco dopo le 13 a un semaforo di via Napoli in un agguato in puro stile mafioso.

IL GIOSUE' PITTORE - Ucciso nonostante si fosse trasformato in un pittore ed artista. Articoli di giornali, libri e trasmissioni tv erano stati dedicati alla storia di Giosuè Rizzi, alla sua vita, alla detenzione in carcere, alle esecuzioni, alla passione per la pittura. Un amore sbocciato dietro le sbarre e raccontato attraverso le pagine del suo sito personale www.giosuerizzi.it. Aveva conseguito il diploma di Liceo Artistico e prodotto un centinaio di quadri. con Angelo Cavallo, animatore culturale, produttore artistico e musicale, ha scritto il libro 'Giudizio e pregiudizio' (pubblicato un anno fa), raccontando la detenzione, le regole della malavita, il passaggio da una criminalità di provincia ad una organizzata e centralizzata, con gerarchie precise e guerre tra clan.

IL GIOSUE' BOSS E LA DETENZIONE- Secondo gli investigatori Giosuè aveva diretto gli affari criminali in Capitanata negli anni Ottanta. Nei Novanta godeva di molta autorità anche tra i 'pentiti' che allora incrinavano nelle aule di giustizia i fronti mafiosi pugliesi. Al maggiore tra questi, il killer Salvatore Annacondia, quando gli chiesero di Rizzi disse: "Lui è il papa di Foggia". La qualità di capo assoluto Rizzi sembrava l'avesse perduta dalla fine degli anni Novanta, quando nuove alleanze e nuovi affari sembravano avergli destinato un secondo piano negli organigrammi criminali dauni.

A parte vari anni già trascorsi in cella per episodi criminali diversi, Rizzi finì in carcere nel febbraio '88 per un tentativo di estorsione al titolare di una famosa discoteca foggiana, vicenda per la quale venne poi assolto in appello. Ma nel frattempo - nel giugno '88 - gli era stato notificato in carcere un nuovo provvedimento cautelare per l'uccisione di quattro persone e il ferimento di un'altra in un circolo privato nel centro storico di Foggia, il 'Bacardi'.

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Il fatto di sangue, compiuto il primo maggio dell'86, fu tra i più gravi tra quelli avvenuti sino ad allora in Capitanata soprattutto per le modalità d’esecuzione: cinque persone (una delle quali rimase illesa) stavano cenando nel circolo privato nel cuore della notte quando, verso le 3.30 circa, uomini armati avevano fecero irruzione e aprirono il fuoco con delle mitragliette. Fu l’inizio della ventennale storia della 'Società', come era chiamata la mafia foggiana. Il boss fu condannato all'ergastolo per la strage nel Bacardi, condanna ridotta a 29 anni in appello per omicidio plurimo. A questa condanna si erano aggiunte nel corso degli anni Novanta quelle inflittegli nel processo per la morte dell'imprenditore Giovanni Panunzio (ucciso il 6 novembre 1992 per aver denunciato il racket delle estorsioni) e in un successivo giudizio per associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, omicidi, tentativi di omicidi ed estorsioni.

LA SCARCERAZIONE - La 'fine pena' per Rizzi era fissata al febbraio 2018, ma il boss lasciò la cella nel maggio 2009 per questioni di salute, per continuare la detenzione ai domiciliari, dopo aver trascorso consecutivamente in carcere oltre 21 anni. Nel 2010 tornò detenuto per qualche tempo con l'accusa di evasione e resistenza a pubblico ufficiale perché era stato sorpreso ad un posto di blocco della polizia, mentre era in auto con un amico. L'anno scorso è tornato un uomo libero, grazie ad uno sconto di pena di 8 anni per buona condotta: gli era stata tuttavia applicata la sorveglianza speciale.

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