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Nella foto la vittima

Nella foto la vittima

Omicidio Fischetti: confermata la condanna di Rinaldi a 10 anni e 6 mesi. L'avv. Starace: "Nessun gesto di pentimento"

Così si è espressa poco fa la Corte d’Appello di Bari, al termine del processo che si sta svolgendo con rito abbreviato a carico del 63enne Antonio Luciano Rinaldi accusato dell'omicidio del 22enne Felice Fischetti

Confermata la condanna a 10 anni e 6 mesi di reclusione per Antonio Luciano Rinaldi, l’uomo di Monte Sant’Angelo accusato dell’omicidio del giovane Felice Fischetti, 22 anni, ferito a morte con una coltellata, la sera del 16 luglio di due anni fa.

Così si è espressa la Corte d’Appello di Bari, al termine del processo che si sta svolgendo con rito abbreviato a carico del 63enne garganico difeso dall’avvocato Ettore Censano. Per l’accusa, l’uomo avrebbe agito perché convinto che il giovane stesse urinando sull’uscio della sua abitazione. Felice morì due giorni dopo, in ospedale, in seguito alle conseguenze di quella ferita, un altro ragazzo ne rimase ferito.

Alla vigilia dell’udienza, la mamma di Felice, Ermelinda Santoro, aveva espresso a FoggiaToday tutta la rabbia e il dolore per una condanna (quella emessa in primo grado dal Tribunale di Foggia nel settembre scorso) che riteneva ingiusta e iniqua. Condanna che è stata confermata, oggi, in secondo grado. “Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza”, spiega l’avvocato Innocenza Starace, legale della famiglia Fischetti insieme all’avv Giovanni Battista Starace.

“Oggi è stata riconfermata in toto la sentenza di primo grado e sono state rigettate tutte le richieste avanzate dal legale dell’imputato (tra cui il riconoscimento della legittima difesa o l’eccesso colposo), inoltre non sono state concesse le attenuanti generiche né sono stati esclusi i futili motivi. Tutto ciò con il limite della mancanza dell’appello del pubblico ministero che non ha permesso di riformare la pena in peius. Dispiace rilevare – conclude l’avvocato Starace - come anche oggi, in udienza, da parte dell’imputato non ci sia stata una parola o un gesto di pentimento”.

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