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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca Vieste

Guerra di mafia a Vieste: il Comune si costituirà parte civile nel processo per l'omicidio Fabbiano

Per l'omicidio del 25 aprile 2018, il 9 agosto 2021 i carabinieri del nucleo investigativo e personale della squadra mobile della questura di Foggia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Bari nei confronti di Giovanni Iannoli, classe 1986

Con un atto di giunta il Comune di Vieste si costituirà parte civile nel processo per l’omicidio di Antonio Fabbiano, freddato in un agguato nell'aprile del 2018, per il quale nell'agosto dello scorso anno era stato arrestato Giovanni Iannoli, rinviato a giudizio. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 25 marzo. Così il sindaco Giuseppe Nobiletti: “Il Comune è istituzione ed ente di prossimità della comunità cittadina, soprattutto in relazione alla salvaguardia di quei suoi valori di riferimento in tema di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblici, di tutela della convivenza libera, civile e democratica, di rispetto della legalità e di salvaguardia della libera iniziativa economica. In tale senso la costituzione di parte civile nel processo assume il duplice significato di un atto di tutela di quei valori ed interessi comunitari lesi dal giogo mafioso e di atto di contrasto alla malavita organizzata”.

L'omicidio di Antonio Fabbiano del 25 aprile 2018

Antonio Fabbiano, classe 1993, vittima di un agguato avvenuto la sera del 25 aprile in via Tripoli a Vieste, nella zona del porto cittadino (le immagini video). Raggiunto con numerosi colpi di pistola al torace e all'addome, era deceduto qualche ora dopo in ospedale. Per gli inquirenti la vittima era vicina al gruppo degli "scissionisti" guidato dall'ex luogotenente di Angelo Notarangelo, Marco Raduano - che era stato ferito in un agguato un mese prima. A quella data Vieste contava otto omicidi, quattro agguati falliti e una lupara bianca dalla morte di Cintaridd avvenuta nel gennaio 2015.

Per l'omicidio dell'allora 25enne e del contestuale tentato omicidio di Michele Notarangelo, il 9 agosto dello scorso anno, nel giorno del quarto anniversario della strage dei fratelli innocenti Luigi e Aurelio Luciani, i carabinieri del nucleo investigativo e personale della squadra mobile della questura di Foggia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Bari nei confronti di Giovanni Iannoli, classe 1986.

Quel giorno, infatti, Antonio Fabbiano si trovava a piedi insieme a ‘Cristoforo’, quando un commando composto da almeno due soggetti, di cui uno armato di AK-47, arma da guerra comunemente conosciuta come kalashnikov, e l’altro armato di pistola, aveva sparato in direzione dei due ragazzi colpendo in maniera fatale Fabbiano, mentre Notarangelo era rimasto miracolosamente incolume.

Un’importante conferma di natura tecnico-scientifica era pervenuta dalle analisi specialistiche eseguite dai Ris di Roma su 14 bossoli di Ak 47 repertati dalla sezione investigazioni scientifiche del nucleo investigativo carabinieri di Foggia sulla scena del crimine, a seguito delle quali era emersa la compatibilità dei bossoli con il fucile mitragliatore con il quale, il precedente 21 marzo 2018, lo stesso Iannoli aveva già attentato alla vita di Raduano.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, il Gip del Tribunale di Bari aveva riconosciuto la sussistenza dell’aggravante mafiosa, sia con riferimento al cosiddetto ‘metodo mafioso’, sia riguardo all’agevolazione della compagine organizzata facente capo a Girolamo Perna, nell’ambito della guerra di mafia intercorsa con la fazione contrapposta facente capo a Marco Raduano. In ultimo, si erano aggiunte le dichiarazioni rese dai primi collaboratori di giustizia dell’area garganica, dapprima Giovanni Surano, alias 'Lupin' e dall'ex capo clan Danilo Pietro Della Malva, alias 'U’ meticc'.



 

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