Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Apricena / Strada Provinciale 39

Omicidio Radatti, svolta nelle indagini: fermata Anna Lombardi, apricenese di 42 anni

Ad incastrare l'indagata, che ha avuto una lunga relazione con la vittima, c'è un paio di guanti in lattice con tracce di sangue del 57enne, mentre l'essudato interno è compatibile con il suo profilo dna

Svolta nelle indagini dell’omicidio di Angelo Radatti, il 57enne di Apricena assassinato con 87 coltellate lo scorso 6 dicembre, il cui cadavere venne ritrovato la sera del giorno successivo nelle campagne dell’alto Tavoliere, nel Foggiano.

Questa mattina, i carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Foggia, nei confronti di Anna Lombardi, 42enne di Apricena gravemente indiziata di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Ad incastrare la donna è stato, di fatto, un gesto di inciviltà: un paio di guanti in lattice sfilati dalle mani e gettati nell’erba, elementi che hanno costituito il reperto-principe sul quale i militari del nucleo investigativo, insieme a quelli della compagnia di San Severo, hanno ricostruito quanto accaduto.

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Un gesto di rabbia e di sdegno immortalato dalle telecamere di un sistema di videosorveglia posto su via San Severo (verso il centro abitato di Poggio Imperiale, ovvero a circa 400 metri dal luogo dell’omicidio), il cui filmato mostra la donna – che da oltre 10 anni aveva una relazione extraconiugale con la vittima – disfarsi nervosamente di un paio di guanti in lattice bianchi, reperti puntualmente recuperati dai militari ed analizzati dagli esperti del Ris di Roma che hanno accertato che il sangue presente esternamente è compatibile con il dna della vittima, mentre l’essudato interno è compatibile con il profilo dell’indagata.

I due, spiegano gli inquirenti, avevano avuto una lunga relazione, ultradecennale, interrotta bruscamente prima della passata estate perché la donna – vedova e madre di due figli – pretendeva che l’uomo lasciasse la propria famiglia ed andasse a vivere con lei. Richiesta non accolta dal Radatti. Si sarebbe trattato, quindi, di un delitto d’impeto - come classificato dagli inquirenti nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere – ma figlio di una vendetta voluta e cercata, come dimostrato dall’uso dei guanti in lattice e dal maldestro tentativo di bruciare l'auto, per cancellare ogni traccia, alimentando le fiamme con del liquore per torte.

Il cadavere di Radatti venne trovato all’interno dell’auto, accasciato sul volante della sua Fiat Punto di colore bianco, parzialmente bruciata, all’interno della quale si era consumato l’omicidio. A ritrovare il corpo ormai senza vita dell’uomo, nel pomeriggio del 7 dicembre, fu un pastore in transito sulla provinciale 39, quella che collega Poggio Imperiale ad Apricena. La vittima, però, è stata uccisa, verosimilmente, tra le 19 e le 20.45 del giorno precedente. Ottantasette le coltellate inferte sul suo corpo, soprattutto nella zona del tronco e del basso ventre; quattro quelle mortali, al polmone destro e nelle vicinanze del cuore. Tutte le altre, invece, sono ferite superficiali inferte per rabbia, “come a voler infierire su un corpo quasi inerte”, spiegano gli inquirenti.

Non è escluso, infatti, che l’uomo possa essere stato avvelenato o stordito nelle ore precedenti l’omicidio, così da impedirne qualsiasi tentativo di reazione. Per acclarare questa ipotesi, però, si attendono gli esiti dei risultati tossicologici. L’arma del delitto, invece, è stata trovata poggiata sul cruscotto dell’auto: si tratta di un coltello da campeggio, con lama lunga circa 10 cm, che la vittima aveva sempre con sé in auto, nel vano portaoggetti accanto alla leva del cambio.

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