Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca San Severo

La guerra di mafia ancora impunita che ha macchiato di sangue la città dei campanili

Non si arresta la guerra per il predominio degli affari illeciti, né la sete di vendetta dei clan, che hanno alzato il tiro della violenza dimostrando di non avere alcun rispetto per la vita umana, meno che mai per i bambini e le persone innocenti

Quando ci si interroga su come si possa realmente sconfiggere la criminalità o perlomeno impedirle di agire sul territorio con una sfrontatezza e spregiudicatezza che nel caso di San Severo ha raggiunto livelli abominevoli, non si può non tener conto dell’azione di prevenzione della ‘Squadra Stato’ e di quella del mondo dell'associazionismo, impegnati sullo stesso fronte, il primo con l’obiettivo di combattere il crimine ed evitare spargimenti di sangue, l'altro con il fine unico di promuovere e favorire il ricorso alla legalità in senso lato.

L’azione di prevenzione, controllo, disarmo e repressione dei fenomeni criminosi prosegue in attesa di risultati importanti rispetto alle indagini in corso su agguati e omicidi. Delitti che finora, nella città dell’Alto Tavoliere, non hanno ancora colpevoli.

Nel frattempo - nonostante l’incessante lavoro svolto dagli investigatori e da tutte le forze di polizia da quel drammatico 9 agosto 2017 - a San Severo si continua a sparare e ad uccidere tra la gente, in pieno centro e a qualsiasi ora.

Massicio l'impiego di militari, agenti e cacciatori nei quartieri del crimine Texas e San Bernardino, numerosi i posti di controllo e le perquisizioni locali, veicolari e personali con l'obiettivo di disarmare i malavitosi, così come è avvenuto nel blitz scattato nei giorni scorsi quando in pieno centro è stata scoperta una piccola Santa Barbara

Non si arresta la guerra per il predominio degli affari illeciti, né la sete di vendetta dei clan, che hanno alzato il tiro della violenza dimostrando di non avere alcun rispetto per la vita umana, meno che mai per i bambini e le persone innocenti.

E’ invece incontrovertibile il dato degli omicidi ancora irrisolti, per il quale pesano il clima di omertà diffuso e la mancanza di pentiti o testimoni di giustizia. Oltre al numero esiguo di risorse rispetto alla ferocia della ‘Quarta Mafia’ e di quella sanseverese dalle modalità ‘Sudamericane’.

Non sfugge infatti ai più avveduti che nella città dell’Alto Tavoliere gli omicidi di mafia, due all’anno negli ultimi cinque, restano tuttora irrisolti e quindi impuniti: nell’ordine quello di Luigi Bevilacqua del 12 novembre 2016, di Giuseppe Anastasio del 5 febbraio 2017, di Nicola Salvatore e Isabella Rotondo del 24 maggio 2017, di Francesco Paolo Russi del 25 agosto 2018, di Michele Russi il 24 novembre 2018, di Giacomo Perrone deceduto dopo le gravi ferite riportate in una sparatoria il 1 gennaio 2021, dei più recenti Matteo Anastasio del 12 luglio e di Luigi Ermanno Bonaventura del 14 agosto (non siamo riusciti ad avere più notizie sul ritrovamento del corpo di un 56enne carbonizzato in auto con un buco alla testa. Sull’episodio avvenuto il 19 gennaio 2020 non si escludeva l’ipotesi di omicidio).

Non è balzana a tal proposito la proposta di legge presentata dall’on. Carla Giuliano per l’istituzione a Foggia di sedi distaccate della Corte di Appello, del tribunale per i minorenni e della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari o ‘Procura Antimafia’, la squadra di magistrati che compongono l'organo delle procure della Repubblica presso i tribunali dei capoluoghi dei distretti di corte d'appello, a cui viene demandata la competenza sui procedimenti relativi ai reati di stampo mafioso e terroristico. 

Presidi che si aggiungerebbero alla Dia, acronimo di Direzione Investigativa Antimafia, istituita nel 2019 a Foggia e composta da personale specializzato a provenienza interforze che ha il compito esclusivo di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata, e anche di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative esclusivamente a delitti di associazione mafiosa o comunque ricollegabili all’associazione medesima

Nel frattempo, in attesa dei rinforzi, l’auspicio delle forze dell’ordine è che i cittadini denuncino i crimini e forniscano elementi utili alle indagini affinché San Severo non pianga più i suoi figli. E affinché la lunga scia di sangue che ha macchiato la città negli ultimi cinque anni, non resti ancora per troppo tempo impunita. 

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