Cronaca San Severo

La mafia 'Sudamericana' di San Severo che non guarda in faccia a nessuno: spara tra la gente a qualsiasi ora e colpisce bambini innocenti

Due omicidi in un mese e due bambini feriti a San Severo. E' in corso una pericolosa guerra di mafia. Due bambini di 6 e 12 anni feriti negli agguati a Matteo Anastasio e Luigi Ermanno Bonaventura.

Nemmeno un mese è trascorso dall’agguato mortale a Matteo Anastasio. I cittadini di San Severo, come accadde in tante città italiane, si erano riversati in strada per festeggiare la vittoria della Nazionale di Mancini agli Europei di Calcio. Ma quello che per una intera comunità rappresentava un momento per dar sfogo alla voglia di gioire e far festa, per qualcun altro si rivelò una occasione propizia per colpire. Nello specifico, per porre la parola fine sulla vita di un’altra persona. L’episodio sconvolse la città di San Severo e con essa l’intera Capitanata, ancora una volta scopertasi fragile dinanzi alla criminalità, così eterogenea, così diffusa, così spietata. Circolò in quei giorni un video di alcuni secondi, girato immediatamente dopo gli spari che uccisero Anastasio: sette secondi di confusione e panico, nei quali si intravvedeva una donna cadere dallo scooter in sella al quale fino a pochi attimi prima c’erano Matteo Anastasio e suo nipote di sei anni, rimasto gravemente ferito. Il bimbo è figlio di Giuseppe Anastasio, freddato con una calibro 7.65 nel febbraio del 2017.

Giuseppe Anastasio, conosciuto anche con il soprannome di ‘U iatton, molti anni prima fu protagonista di uno degli episodi più sconvolgenti per la comunità di San Severo. Era il 28 giugno 2002, Anastasio, da poco maggiorenne, esplose sei colpi di arma da fuoco in via Milano contro due soggetti a bordo di un motorino. L’obiettivo del giovane non fu raggiunto, ma uno di quei proiettili centrò una bambina di 12 anni, Stella Costa, che in quel momento stava attraversando la strada da un marciapiede a un altro per salutare una sua amichetta. La piccola Stella morì poco prima che giungesse l’ambulanza, tra le urla strazianti dei suoi genitori.

Il destino beffardo ha voluto che proprio il figlio di Anastasio diventasse a sua volta vittima involontaria dell’ennesimo regolamento di conti.

A un mese di distanza, ieri 14 agosto un nuovo agguato in Corso Leone Mucci. La scarica di proiettili che ha ucciso Luigi Ermanno Bonaventura, ha colpito – per fortuna di striscio – anche due passanti, uno dei quali ha soltanto 12 anni.

Un corpo a terra sfigurato in faccia in una pozza di sangue. Un viavai di gente. Dall’altra parte del marciapiede le urla e i lamenti di un soggetto gambizzato, e un signore che si avvicina al bambino ferito di striscio dai colpi d’arma da fuoco, sotto choc e incredulo per l’accaduto. Sono gli attimi dopo l’ennesimo omicidio di mafia consumatosi a San Severo, in pieno giorno, anche questa volta tra la gente e con una ferocia inaudita. Un altro omicidio, un’altra esecuzione in una strada trafficata. E soprattutto, altri innocenti colpiti.

Due indizi che fanno una prova e attestano il preoccupante cambio di passo di una criminalità che non guarda in faccia a nessuno quando deve perseguire un obiettivo. E spara. Poco importa se la strada sia deserta o ricolma di persone. Si spara tra la gente a qualsiasi ora del giorno, con una sudamericana spregiudicatezza che fa paura.

La Dia, nell'ultima relazione relativa al primo semestre del 2020, aveva evidenziato le caratteristiche della criminalità della città dell'Alto Tavoliere, "centro di raccordo dei fenomeni criminali più significativi, associazione di tipo mafioso autonoma indipendente e propulsiva di nuovi assetti nel territorio”. La criminalità sanseverese svolge un ruolo determinante nel traffico degli stupefacenti grazie ai rapporti con altri gruppi della provincia, in particolare con la Società foggiana e con la criminalità garganica nel territorio di San Nicandro Garganico, ed oltre i confini regionali, con camorra,‘ndrangheta e criminalità albanese. "Altri punti di forza della criminalità organizzata sanseverese si fondano sulla gestione, sempre in sinergia con altri sodalizi, di attività delinquenziali diversificate, anche di tipo predatorio, estendendo la propria influenza nei limitrofi comuni di Poggio Imperiale, San Paolo di Civitate, Apricena e Torremaggiore", scrive la Dia.

Ho immediatamente sentito il sindaco di San Severo, Francesco Miglio, e gli ho assicurato il massimo impegno del Ministero dell’Interno, a livello centrale e periferico, per contrastare la criminalità e dare ai cittadini una risposta forte in termini di sicurezza e di legalità sul territorio”, ha dichiarato ieri Ivan Scalfarotto, sottosegretario all’Interno.

Ma mai come in questo momento l’impegno verbale ha bisogno del conforto della concretezza. Una risposta chiara a quella comunità alla quale il sindaco Miglio ha chiesto di dare un segnale forte, “affinché esploda in un moto di partecipazione civica che dia chiara evidenza che noi, per la gran parte, siamo persone perbene”.   

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