Pesanti accuse da Foggia, espulsione di Jallow "è decisione politica": "Opponiamoci al clima da stato di polizia"

L'associazione pro-migranti ha sempre dato una versione diversa di quanto accaduto alla pista del Cara il 5 ottobre scorso. "Quella che sta subendo Omar è persecuzione, no allo Stato di Polizia"

"La storia è drammatica, ma esemplare della persecuzione subita dai e dalle migranti che lavorano nelle campagne di questo paese". Esordisce così una nota stampa di Campagne in lotta, che ricostruisce la vicenda di Omar Jallow con toni e contenuti diametralmente opposti a quelli ufficiali.  "Nell’ottobre 2018 Omar non si ferma a un posto di blocco, viene rincorso dalla polizia fino a Borgo Mezzanone. Avevamo pubblicato il video del suo arresto dove si vedeva ammanettato al suolo, nonostante le proteste degli altri abitanti del ghetto che denunciavano questo brutale trattamento. Mentre i giornali e il sindacato di polizia del Sap gridavano all’aggressione (immaginaria) contro le guardie, Omar viene incarcerato per quattro mesi: la denuncia per aggressione, pura invenzione, è caduta qualche giorno dopo. Ma doveva essere punito: Salvini stava gongolando per “la prima vittima del decreto sicurezza”, il Sap era stato sbugiardato... quindi è stato condannato per resistenza, l’arma ever green della repressione".

"Omar esce dal carcere la settimana scorsa, però la sua libertà dura poco. Ieri viene ricatturato e portato al Cpr di Palazzo San Gervasio perché non ha più un permesso di soggiorno. Sembra davvero una vendetta nei suoi confronti, resa possibile dalla doppia pena a cui sono sottoposte le persone senza documenti: dal carcere al Cpr, e magari dal Cpr alla deportazione in Gambia. Domani il giudice deciderà se convalidare o meno la sua detenzione. Intanto i giornali, non paghi di quando erano diventati l’ufficio stampa della polizia al momento dell’arresto di Omar, continuano a scrivere menzogne sul suo conto: Omar non aveva condanne precedenti e non era stato condannato per aggressione, ma poco importa, quel che conta è legittimare in tutti i modi la persecuzione che sta subendo, e criminalizzare le persone migranti e povere.

Un dato è chiaro: questa punizione esemplare è una decisione politica, per terrorizzare le persone migranti, povere, chi si ribella. Un altro esempio del clima da stato di polizia che si sta rafforzando in questo paese, contro cui dobbiamo opporci, ricostruire delle solidarietà, rinforzare la lotta per la libertà e per i documenti, per tutti e tutte! No alla deportazione di Omar!"

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