LETTORI - Notti d'estate: esercizi pubblici e cittadini, convivenza difficile?

Il dott. Salvatore Aiezza pone la questione circa la convivenza tra l'interesse all'esplicazione della libera iniziativa economica e quello del diritto al riposo dei cittadini

Torna l’estate: la voglia di trascorrere serate in allegria con gli amici, seduti magari ad un tavolo all’aperto, al fresco  di uno dei tanti locali della movida foggiana e, perché no, ascoltare buona musica sino a tarda ora.

Le calde sere estive del resto inducono a trattenersi all’aperto e a volte il tempo passa così in fretta che magari non ti accorgi essersi fatte già l’una o le due e anche oltre e tu sei ancora alle prese con bibite, alcolici, stuzzichini di vario genere e poi, quella piacevole musica, appunto…che fretta c’è di andare via. Del resto il giorno dopo possiamo dormire sino a tarda ora. Che problema c’è!

L’estate, lo sappiamo bene noi foggiani, le case si trasformano in “contenitori” di calore. Non si può dormire se non con le finestre aperte e la mattina dobbiamo alzarci presto per andare a lavorare; c’è poi il nonno che ha difficoltà ad addormentarsi e la signora al secondo piano sofferente di cuore. Da poco alla coppietta di fronte è nato un bambino e per loro è  difficile riposare con questa musica assordante che proviene dalla strada.

La situazione appena descritta è la realtà: le facce di una stessa medaglia, nella quale si trovano a coesistere opposti interessi; entrambi meritevoli di tutela e perciò tutelati dal nostro ordinamento giuridico.

L’interesse all’esplicazione della libera iniziativa economica (quella appunto degli esercenti un’attività di pubblico esercizio) e quello  del diritto al riposo e alla salute delle persone e alla quiete pubblica dei cittadini.

Una serie di norme del nostro codice civile e penale tendono di contenere nella loro giusta dimensione entrambi questi interessi. Ci sono poi gli organi amministrativi deputati a far rispettare le norme che regolamentano la materia dei pubblici esercizi, anche attraverso ordinanze e decreti.

In questo ambito l’11 maggio 2012 il Comune di Foggia ha emesso un’ordinanza (la nr 43) che disciplina l’attività dei pubblici esercizi, tenuto conto delle intervenute modifiche legislative che consentono ora l’apertura senza limiti di orario e tutti i giorni della settimana. Era perciò più che mai necessario rivedere la materia proprio con particolare riferimento a quelle strutture che dispongono di impianti sonori o che ospitano intrattenimenti musicali.

La “quadratura” del cerchio tra i titolari di licenze e i residenti nelle zone interessate dalla presenza delle attività in esame, sembrerebbe essere stata opportunamente individuata, nel punto dell’ordinanza stessa che prescrive l’obbligo di cessare l’emissione di suoni, da qualsiasi fonte provengano, entro le ore 24.00. 

Restano ovviamente esclusi i locali autorizzati ai pubblici spettacoli (come le discoteche) per le quali però nella quasi generalità dei casi il problema di “coesistenza” non si pone  essendo ubicate i zone periferiche o addirittura esterne alla città e comunque dotate (o almeno dovrebbero!) di impianti, previsti dalle norme di settore, che riducono l’emissione di suoni e rumori.

La norma prescrittiva sopra citata è senz’altro equilibrata e improntata a criteri di ragionevolezza; un po’ meno la sanzione prevista (da 25 a 500 euro il che si traduce in 50 euro di contravvenzione)

Inquadrata quindi la problematica in esame nella sua cornice normativa, veniamo al punto dolente della questione. Se tutti gli esercenti pubblici rispettassero l’ordinanza  (la qual cosa ovviamente tutti si augurano avvenga), il contemperamento del loro interessi a svolgere l’attività per la quale sono autorizzati e quello dei residenti al giusto riposo dopo una giornata di lavoro e prima della successiva, così come in tutti gli altri esempi sopra  indicati, sarebbe bello e fatto.

Alle 24.00 tutti i locali smettono di fare musica, specie all’aperto e le persone possono tranquillamente riposare. Purtroppo spesso così non è, ed ecco allora il sorgere di contenziosi, esposti, denunce, querele  da parte di quanti sono costretti a sopportare ogni oltre ragionevole pazienza, emissioni sonore e rumori molesti a volte, come dimostrano i tanti controlli eseguiti, davvero elevati.

E’ ovvio che in tal caso, protraendosi la musica oltre il consentito, l’interesse giuridico, tutelato dall’ordinamento, al riposo delle persone e alla quiete pubblica, diventa preminente su quello  dei titolari delle attività che, se fino alla mezzanotte possono invocare il loro, altrettanto giusto diritto, a diffondere musica e quant’altro, non possono più pretenderlo oltre l’orario citato.

L'osservanza di questi semplici principi,  che sono poi quelli  della reciproca civile convivenza, protetti anche dal codice penale (art 659),  può costituire la base per un sereno rapporto tra gestori di pubblici esercizi e cittadini  sui quali, anche, si misura la crescita e lo sviluppo di una città.

 

 

 

 

 

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