"In un mese 286 scuole pugliesi toccate da casi Covid e 417 studenti positivi". Ecco perché si mette in stand-by la didattica in presenza

I numeri e le motivazioni dietro l'ordinanza regionale sulla sospensione dell'attività didattica in presenza nelle scuole pugliesi di ogni ordine e grado. Il punto dell'assessore Pierluigi Lopalco

Immagine di repertorio

Dopo la pubblicazione dell'ordinanza sulla sospensione dell'attività didattica in presenza nelle scuole pugliesi di ogni ordine e grado, emanata ieri sera dalla Regione Puglia, l'assessore Pierluigi Lopalco prova a fare chiarezza sui motivi della decisione che ha sollevato più polemiche che consensi.

"La decisione è stata presa di fronte all’evidenza dei dati rilevati dai Dipartimenti di Prevenzione. Sono almeno 286 le scuole pugliesi toccate da casi Covid. Tutto questo in un solo mese di apertura e nonostante in Puglia la scuola sia iniziata il 24 settembre, ben 17 giorni dopo altre regioni. I dati ci dicono che sono almeno 417 gli studenti risultati positivi e 151 i casi positivi tra docenti e personale scolastico, ma sappiamo bene che il dato è sottostimato. Ci auguriamo che i dati epidemiologici consentano al più presto il ritorno alla didattica in presenza", spiega.

"La scelta è stata spinta anche da un grido di dolore che giunge dalla sanità territoriale, pediatri e dipartimenti di prevenzione che nelle ultime settimane sono stati sommersi dal lavoro (spesso inutile) di tamponi e certificazioni generati dal mondo della scuola. Ciascun evento di positività, infatti, attiva una ingente carico di lavoro sui dipartimenti di prevenzione. Uno studente positivo genera almeno una ventina di contatti stretti più quelli familiari. Se ad essere positivo è un docente che ha in carico più classi, questo numero si moltiplica ulteriormente".

Scuole chiuse in Puglia: pediatri presi d'assalto e dipartimenti di prevenzione al collasso 

"Tradotto significa: migliaia di persone in isolamento fiduciario di almeno 10 giorni per contatto stretto, con tutti i disagi a carico delle famiglie specie quando sono i più piccoli a essere messi in quarantena. Ma significa anche migliaia di ore di lavoro per gli operatori dei dipartimenti di prevenzione, perché devono effettuare i tamponi, la sorveglianza sanitaria e le attività di tracciamento, a cui si aggiunge l’enorme carico di lavoro dei laboratori per l’analisi dei tamponi. Per non parlare degli studi dei pediatri che sono stati presi d’assalto dalle centinaia di genitori che avevano bisogno dei certificati per la riammissione a scuola (avevo avvertito da tempo sul rischio epidemia da certificati e tamponite...)".

"Speriamo che questo blocco porti presto ad una diminuzione dei nuovi casi nella nostra Regione e ad un ripensamento delle procedure legate alle certificazioni e alle richieste di accertamento diagnostico per la riammissione a scuola dei bambini che si siano assentati per un banale raffreddore. E si noti bene: la scuola non chiude, si passa per poche settimane alla didattica a distanza", conclude.

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