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Venerdì, 12 Aprile 2024
Cronaca

Oncologo "privo di umana pietà": malati terminali truffati, cure costose e inutili spacciate per salva-vita

Le motivazioni del gup del Tribunale di Bari, Francesco Vittorio Rinaldi, che ha condannato a 9 anni di reclusione l'oncologo Giuseppe Rizzi, e a 5 anni e 6 mesi la sua compagna e complice. L'indagine è partita da Foggia, con la denuncia del figlio di un paziente truffato e poi deceduto per la malattia

L’oncologo Giuseppe Rizzi ha agito attuando “modalità di coazione morale” nei confronti di pazienti, malati oncologici anche terminali, “approfittando dello stato di totale dipendenza e soggezione, erano sufficienti implicite e larvate minacce”. Ovvero, prospettando di interrompere le costose cure propinate ("Altrimenti mi  blocco" oppure "Le carte o ce le giochiamo adesso o non ce le giochiamo più”),  spacciate come salva-vita.

Lo scrive il gup del Tribunale di Bari, Francesco Vittorio Rinaldi, nelle motivazioni della sentenza pronunciata lo scorso 25 ottobre, con la quale ha condannato a 9 anni di reclusione l'oncologo barese, e a 5 anni e 6 mesi la compagna e complice dell'uomo, l’avvocatessa Maria Antonietta Sancipriani, disponendo per entrambi anche l'interdizione dai pubblici uffici.  L’uomo, definito come una persona “priva del sentimento di umana pietà", era stato arrestato nel maggio scorso, dai carabinieri, con l'accusa di concussione continuata e truffa aggravata in danno di pazienti, perlopiù malati terminali, indotti a pagare per cure spacciate come salva-vita, ma del tutto inefficaci, oltre che di libero accesso. Attività condotta in concorso con la compagna, titolare di un Caf che, secondo l'accusa, veniva adibito - all'occorrenza - ad ambulatorio medico.

IL 'PAZIENTE ZERO' | Il caso, lo ricordiamo, è partito dalla denuncia dei familiari del foggiano Ottavio Gaggiotti, ritenuto il ‘paziente zero’ dell'inchiesta: l’uomo, deceduto nel 2019, fu indotto a consegnare al professionista fino a 130mila euro nella speranza di guarire da un carcinoma definito "irreversibile(qui i dettagli della vicenda). Il figlio dell’uomo, insospettito dal comportamento dell'oncologo - sia per le continue richieste di denaro che per l'inefficacia della cura miracolosa - iniziò a filmare gli incontri con il medico e a raccogliere materiale che è stato depositato in Procura, dando il via alle indagini. Tutto il materiale raccolto è finito nel fascicolo processuale: il 'caso Gaggiotti', infatti, interessa oltre la metà del corposo documento - ben 186 pagine - depositato negli scorsi giorni in cancelleria. Alla denuncia del paziente foggiano, si sono aggiunte poi le segnalazioni di altri soggetti finiti nel tranello dell’oncologo. Undici le parti civili costituitesi nel procedimento; tra queste anche l’istituto nel quale Rizzi svolgeva la sua attività professionale e l’Ordine dei Medici.

Nel merito della vicenda, l’oncologo avrebbe approfittato “delle gravi condizioni psicofisiche della vittima, che versava in uno stato psicologico di soggezione e di reverenza oltre che di totale fiducia nel 'suo medico' che lo inducevano a rivolgersi al professionista quale unico referente in grado di garantirgli una aspettativa di sopravvivenza”, giungendo al punto di consegnargli illecitamente la somma di € 127.600, in più momenti e con versamenti in contanti di varia entità, nonchè un cellulare di marca iPhone 8 del valore di € 549,00 acquistato dalla vittima e ad egli ceduto. Ancora, dopo che la vittima aveva rappresentato difficoltà nel reperimento di denaro contante, il paziente - benché allo stremo delle forze e con il fisico logorato dalla malattia - è stato indotto ad eseguire “lavori edili del valore di € 8.000 circa (consistiti nella fornitura e posa in opera di rivestimenti interni ed esterni e di pitturazione delle pareti) presso la villa di sua proprietà sita in Bari Palese. Il tutto avvalendosi della collaborazione della Sancipriani la quale, consapevole della qualifica ricoperta dal compagno, si prodigava nel consentire al medesimo di eseguire le prestazioni mediche in favore del Gaggiotti Ottavio presso il proprio studio ed alle quali presenziava anche presso il predetto Ospedale e relazionandosi direttamente con questi nella richiesta di eseguire lavori presso la villa di proprietà del Rizzi”.

CURE COSTOSE O MORTE | E mentre il paziente era ormai ridotto sul lastrico, aiutato solo da familiari e amici artigiani, che si sono adoperati per svolgere tali lavori a titolo gratuito per garantirgli il prosieguo delle cure, la coppia valutava l’acquisto di un super-attico in un residence turistico in Spagna. “Gaggiotti Ottavio”, sottolinea il gup, “il quale pure aveva manifestato le sue difficoltà economiche, era stato posto dinanzi ad un aut aut': continuare le costose cure, prospettate come salvavita, corrispondendo a Rizzi cospicue somme di denaro in contanti o andare incontro alla morte. Egli, pertanto, messo spalle al muro, si è determinato a corrispondere le somme di denaro richieste da Rizzi allo scopo di evitare un danno, la morte (certat de damno vitando)”.

Nel corso delle indagini, i carabinieri avevevano eseguito un decreto di sequestro preventivo a carico dell'oncologo, ponendo i sigilli non solo alla prestigiosa villa ubicata a Bari Palese; in quell'occasione, i militari trovarono denaro contante per circa 2 milioni di euro e numerosi reperti archeologici, già sottoposti a vincolo cautelare dall’arma dei carabinieri all’atto dell’esecuzione della citata ordinanza di custodia cautelare. Riecheggiano, quindi, le parole pronunciate dai legali di parte civile (per il caso di Foggia, gli avvocati Pio Gaudiano per Antonio Gaggiotti e Francesca e Alessandro D’Isidoro per Fabrizio Gaggiotti) che, nel corso della discussione finale, toccarono le corde della moralità citando San Paolo: “La brama di ricchezze è la radice di tutti i mali”.

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