"Ri-Velazioni", dove la spiritualità costantemente si rinnova: a Foggia la personale di Nicola Liberatore

Sarà inaugurata sabato 15 dicembre, alle 18, presso la Galleria della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, la mostra “Nicola Liberatore: ri-velazioni”.

La mostra - ben sessantadue opere, tra tele, plurimaterici e installazioni, - s’inserisce nell’ambito delle antologiche che la Fondazione dedica agli artisti del territorio che abbiano operato con successo, almeno a livello nazionale, nell’arco di cinquant’anni. Cosa che Liberatore ha fatto, con originalità, in un continuo tessere e riannodare passato e presente, valori magici ed istanze razionali, mondo contadino e società industriale, sperimentando combines, tra materiali e tecniche diversi, sempre più suggestive e poetiche: ri-velazioni dove la spiritualità costantemente si rinnova.

“Non è facile – ha scritto il Presidente della Fondazione, prof. Aldo Ligustro, nell’introduzione al catalogo della mostra - coniugare le tematiche del sacro e della spiritualità con una espressione artistica che voglia essere contemporanea. Ebbene, può ritenersi che queste sfide Nicola Liberatore non solo le abbia vinte, ma vi sia riuscito, paradossalmente, proprio grazie alla ‘memoria dell’antico’, al vissuto e agli affioramenti alla coscienza, attraverso i ‘materiali culturali’, della tradizione millenaria racchiusa nella Montagna del Sole. L’originalità della cifra stilistica delle sue opere è costituita esattamente dallo spessore di questo arretramento nel tempo, che poi restituisce al presente un carico di segni, icone e narrazioni, in particolare con l’iterazione costante, su teli e tele e all’interno delle installazioni, dei ‘passi’ dei pellegrini, chiara metafora del cammino dell’uomo verso la sua meta, i suoi desideri o sogni”.

L’arte di Liberatore dice a sua volta Gaetano Cristino, curatore della mostra e del catalogo, “si colloca come originale esito post-moderno delle esperienze “poveriste” e informali. I caratteri tipici dell’arte povera e la magia dei ‘materiali’ vengono infatti da Liberatore affiancati al valore altrettanto saturo di magica spiritualità dell’evocazione di segni e manufatti della cultura materiale e della tradizione figurativa del proprio contesto antropologico, che è principalmente il Gargano. Egli opera  sul duplice registro della scoperta della sostanza interiore e di quella esterna, il simulacro, la cui sintesi produce il cortocircuito emotivo tipico di un’opera d’arte, che riesce ad illuminare cuore e mente. Il ri-velare di Nicola Liberatore è un continuum. Non è dato una volta per tutte. Egli toglie alla materia, per davvero o anche solo simbolicamente, raschia la superficie per arrivare al primordio, ma poi riempie quello spazio temporale di altri significati, di altre verità, di nuove verità, e aggiunge materia a materia e segni a segni fino ad attualizzarne il complesso. Quei veli che egli aggiunge, quelle stratificazioni, vero e proprio palinsesto a contrario, assumono il carattere di quelle antiche velazioni, che avevano il senso di sacralizzare, riempire di spiritualità, di attesa, ciò che veniva coperto fino alla svelata pasquale.”

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