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Foggia piange il "dottore" Michele Monaco. Fu primario di Ematologia ai Riuniti e fondatore dell'Ail: "Era l'amico di tutti"

se il reparto di Ematologia dell'ospedale di Foggia è attualmente un punto di riferimento nell'alveo regionale e non solo, lo si deve a chi, 30 anni fa, ha avuto l'intuizione di appoggiarne la crescita attraverso i finanziamenti derivanti dall'attività dell'Ail

Se ne va ad 83 anni stroncato da un male incurabile che lo ha aggredito in poco tempo Michele Monaco, fondatore della sezione provinciale dell'Ail Foggia, di cui attualmente era presidente onorario.

Per anni è stato primario della struttura di Ematologia del policlinico Riuniti di Foggia, nata proprio sotto il suo primariato, che ha mantenuto fino alla quiescenza. “Per me era naturale fare volontariato. Non credevo di fare nulla di speciale. Tutto mi veniva naturalmente”.

Sono queste le parole più rappresentative della vita e della carriera di Michele Monaco, che va via in silenzio. Quel silenzio che ha caratterizzato la sua vita e che, in realtà, ha fatto sempre tanto rumore. Il rumore di chi ha vissuto la sua vita come una missione. La missione del medico e del volontario. Ruoli che ha saputo incastrare perfettamente tra loro. I pazienti diventavano persone di famiglia per il medico ed il volontario. Lascia un vuoto immenso in chi lo ha conosciuto e, soprattutto, in chi ha collaborato gomito a gomito sia in ospedale sia nell'associazione. Le sue seconde case. Il Riuniti e l'Ail.

Non ha mai smesso di essere il “dottore” e l'amico di tutti. Anche una volta in pensione ha continuato a seguire le sorti mediche ed umane dei suoi pazienti, affidati, nel frattempo, alle cure dei suoi più stretti collaboratori. E sotto la pioggia e il freddo d'inverno e sotto il sole della primavera non ha mai perso in 26 anni le manifestazioni di piazza dell'Ail, partecipando con riconosciuta passione alle tante riunioni, anche fiume, tenute per decidere passi fondamentali.

Era un tutt'uno l'ospedale e l'Ail. E, in effetti, se il reparto di Ematologia dell'ospedale di Foggia è attualmente un punto di riferimento nell'alveo regionale e non solo, lo si deve a chi, 30 anni fa, ha avuto l'intuizione di appoggiarne la crescita attraverso i finanziamenti derivanti dall'attività dell'Ail, che tanto ha dato, e continua a dare, all'ematologia foggiana. Decine e decine, migliaia i pazienti curati, assistiti, sostenuti durante il decorso della loro malattia.

“E lo facevamo insieme. Ospedale e Ail”, ripeteva sempre a chiunque. Lascia a tutti questo grande insegnamento. La passione per la vita, per la cura e per la vicinanza a chi soffre. Ha sempre teso la mano a chiunque ne avesse bisogno. E oggi che tutti ci sentiamo più poveri dobbiamo invece aggrapparci simbolicamente alla sua mano e farci trascinare dalla sua forza e dalla sua passione per la vita. E' questo che ci avrebbe detto di fare. Ed è questo che dobbiamo continuare a fare nel suo ricordo, che diventa il nostro”grazie”.

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