E’ morto il prof. La Notte, Ricci: “Se ne va un pezzo della nostra giovane storia”

Scomparso qualche giorno fa, è stato uno dei fondatori dell'Ateneo dauno nonché primo direttore del Dipartimento di Scienze agrarie. L'attuale direttore prof. Sevi: «Lascia in eredità una grande umanità»

Università di Foggia

L'Università di Foggia rende omaggio al prof. Ennio La Notte, venuto a mancare qualche giorno fa all'età di 72 anni. Barese, ordinario di ‘Processi delle tecnologie alimentari’ fino al 2012, La Notte a ragion veduta può essere considerato tra i fondatori dell'Ateneo dauno, ovvero tra i docenti – di quella che fino al 1999 era la sede gemmata dell'Università di Bari, salvo poi ottenere il riconoscimento dell'Università di Foggia attraverso il Decreto Ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 183 del 18 agosto dello stesso anno – che più energicamente si sono battuti per perseguire l'obiettivo dell'autonomia.

La Notte è stato direttore dell'Istituto di produzioni e preparazioni alimentari, l'organismo che durante la fase di impianto dell'Università nel territorio – ovvero dal 1991 fino al 1999 – ha rappresentato il prologo scientifico della Facoltà di agraria, e del Dipartimento di Scienze degli alimenti. Andato in pensione al raggiungimento dei 70 anni di età, il professore non ha mai smesso di coltivare quella che era in realtà la sua principale passione: l'enologo, attività che ha svolto per molte prestigiose cantine della Capitanata e della Murgia ottenendo lusinghieri risultati. «Ci lascia in eredità la sua grande umanità, di lui abbiamo tutti un ricordo legato soprattutto a questo carattere straordinariamente accomodante – dichiara il prof. Agostino Sevi, direttore del Dipartimento di Scienze agrarie, degli alimenti e dell'ambiente – e a questa capacità di andare oltre ogni problema con il dono del lavoro, del sacrifico e dell'abnegazione».

Il prof. Ennio La Notte è stato ricordato anche dal Rettore dell'Università di Foggia prof. Maurizio Ricci, che nella propria testimonianza ha parlato di «un pezzo della nostra giovane storia che se ne va, uomo di grandi capacità scientifiche unite a indiscutibili doti umane».

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