Il Gargano piange il 'padre' degli scavi di Grotta Paglicci. Il sindaco di Rignano: "Ha dato lustro all'intero paese"

Il sindaco Luigi Di Fiore: "Con lui se ne va uno dei nostri concittadini più illustri, perché con il suo nome e la sua trentennale ricerca a Paglicci dà lustro all’intero paese e al museo che presto sarà inaugurato"

Da sx: Pasquale Soccio, Palma di Cesnola e il sindaco Francesco Gisolfi in una foto del 1987

Il professore Arturo Palma di Cesnola, studioso-archeologo del Paleolitico di fama internazionale dell’Università di Siena, non c’è più. Cittadino onorario di Rignano Garganico era noto per aver diretto dal 1971 al 2004 gli scavi a Grotta Paglicci e lo era, altresì, per aver scoperto la cosiddetta civiltà uluzziana, di cui si dirà. "Se ne è andato in punta di piedi, nel primo pomeriggio di ieri in quel di Firenze. A comunicarci la triste notizia è stata la figlia Alessandra. La stessa non appena si è diffusa è stata accolta nel piccolo centro garganico con viva costernazione e cordoglio. Qui era conosciuto ed apprezzato per via non tanto della scienza, quanto per la sua forte carica di umanità ed empatia".

Queste le parole del sindaco Luigi Di Fiore: "Con lui se ne va uno dei nostri concittadini più illustri, perché con il suo nome e la sua trentennale ricerca a Paglicci dà lustro all’intero paese e al museo che presto sarà inaugurato".

Chi era Arturo Palma

Nasce a Firenze il 14 marzo 1928 da Alerino e da Lucia Nicastri, entrambi appartenenti a famiglie nobili, l’una originaria di Rivaloro Canavese (Piemonte) e l’altra di Lucera Puglia. Laureato in Lettere e Filosofia, si forma alla scuola fiorentina di Preistoria, diretta da Aldobrandino Mochi, ex-positivista degli anni ’20. Nel 1957 sposa Marina Imperiale, patrizia genovese dei Sant’Angelo dei Lombardi, quasi sua coetanea, dalla quale avrà tre figli, nell’ordine: Flaminia, Alessandra ed Alerino.

Docente sin dal 1966 presso l’Università di Siena, è qui cofondatore del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti, da subito riferimento nazionale. Negli anni ’60 è tra i primi, coi colleghi di Ferrara e Firenze, ad adottare in Italia la tipologia analitica di Georges Laplace. S’interessa delle culture del Paleolitico, alle quali dedica, oltre ad una serie di articoli scientifici, circa 150 monografie. Costruisce uno schema crono-culturale che ancora oggi viene considerato condivisibile. Nel 1961, attraverso lo studio di due denti decidui, ritrovati nella Grotta del Cavallo (Salento) scopre che sono dell’Homo sapiens sapiens, qui coesistente assieme agli ultimi di Neanderthal (civiltà Uluzziana).

Dopo le grotte di Marina di Camerota (Campania) sarà costantemente attivo a Grotta Paglicci (Gargano). Assai vicino all’idea e alla prassi del geologo-antropologo francese François Bordes (1919-1981), ne segue le orme, affinando la sua specializzazione nelle industrie litiche. Lo fa perseguendo a ritroso il filone Aurignaziano, gravetto- epigravettiano, sedimentato a Paglicci nella sua interezza. Con Bordes, condivide anche la passione per la letteratura: il primo privilegia, però, la fantascienza, l’altro la poesia e la narrativa tout court. Tra gli amici illustri dello studioso spicca Pasquale Soccio, storico, filosofo e letterato sommo, originario di San Marco in Lamis.

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