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Hanno smesso di ridere ma intanto Foggia piange ancora

La rapina al bar-tabaccheria Gocce di Caffè, la morte di Francesco Paolo Traiano, gli arresti di quattro maggiorenni e un 17enne nell'operazione Destino. Le intercettazioni shock

Hanno smesso di ridere i quattro maggiorenni e il quasi 18enne arrestati questa mattina nell'ambito dell'operazione Destino per la morte di Francesco Paolo Traiano.

Hanno smesso di sognare vacanze e tatuaggi e non dovranno nemmeno più preoccuparsi di finire dietro le sbarre, men che meno di come spendere i soldi.

In gattabuia ci sono finiti senza pentirsi. Coperti, pare, da parenti, conoscenti e amici.

Presupposti inquietanti che ci spingono a dubitare realmente che i malviventi, a pena espiata, comprenderanno davvero l'entità del crimine di cui si sono macchiati e le ferite provocate, non solo ai familiari della vittima, anche a una comunità per nulla rassegnata ma purtroppo abituata a convivere con tutta una serie di scandali e drammi.

Per quanto resti unico nella sua spietatezza, l'omicidio del 38enne titolare di Gocce di Caffè, va inquadrato in quel contesto drammatico delle nuove generazioni in cui spadroneggiano baby gang, bulli e prossime leve della criminalità, di cui probabilmente non abbiamo ancora visto abbastanza, se è vero come sembra, che l'avidità e il "fascino del male" stanno prendendo il sopravvento nella narrazione della città e fanno più rumore dell'esatto contrario.

Fanno male le evidenze e fa malissimo sapere che qualcuno, anche tra gli adulti, sapesse già chi fossero gli autori dell'efferato omicidio e che i nomi dei ragazzi coinvolti circolassero in alcune cerchie, senza che però nessuno abbia fatto qualcosa per collaborare.

Ancora una volta sono emerse l'omertà e la scarsa collaborazione dei cittadini.

E - come sottolineato nel corso della conferenza stampa - anche il lato sbagliato di qualcuno di remare contro la necessità di un capillare sistema di videosorveglianza in città. Che pure servirebbe.

Un'azione abominevole, se solo pensiamo che il giorno della scomparsa di Marco Ferrazzano le telecamere della stazione di Foggia erano fuori uso. Se quelle telecamere avessero funzionato, i familiari avrebbero potuto quantomeno togliersi un dubbio, ovvero se Marco - vittima di furti, angherie, vessazioni e aggressioni - fosse effettivamente solo nei momenti precedenti al decesso. 

Tanto basta per comprendere quanto sia importante un sistema capillare di videosorveglianza in città rispetto a chi invece preferirebbe nascondere il marcio, le incrostazioni, le evidenze. 

E intanto Foggia - in balia degli accadimenti - non smette di piangere Francesco, Marco e tutte le vittime del male.

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