Una stele dedicata a Francesco Marcone "perchè tutti abbiano il dovere di ricordare"

Foggia omaggia la figura del direttore dell'Ufficio del Registro di Foggia assassinato il 31 marzo di 18 anni fa. Un caso insoluto, emblema delle storie di tutte le altre vittime della mafia foggiana

Monumento a Francesco Marcone

“Non si costruisce la giustizia senza verità”. Parole semplici, dirette e inconfutabili quelle incise nel Monumento in memoria di Francesco Marcone e di tutte le altre vittime delle mafie, inaugurato questa mattina da Gianni Mongelli e da Daniela e Paolo, i figli del direttore dell’ufficio del registro di Foggia assassinato il 31 marzo del 1995.

Il monumento - una lastra rettangolare, lineare e massiccia, interrotta da due fori che rappresentano i due colpi di pistola che 18 anni fa hanno strappato alla vita Marcone, in quel fatto di sangue rimasto ancora oggi senza giustizia – è stato posizionato al centro dei giardini di via Nedo Nadi, in quello che sarà il futuro “Parco Francesco Marcone” (oggi piazza della Legalità).

Nonostante la pioggia di questa mattina, sono stati numerosi i foggiani che hanno voluto celebrare la memoria del direttore dell’Ufficio del Registro insieme ai suoi familiari e alle autorità politiche, civili e militari intervenute. Tra i presenti anche Michele Panunzio, figlio di Giovanni, ucciso dalla mafia nel 1992.

A dare lettura dell’iscrizione incisa sulla lastra marmorea, frutto artistico di Salvatore Torraco, è stata Daniela Marcone, responsabile provinciale di Libera Foggia. “Perché questa targa non sia solo un arredo urbano, perché questo sacrificio umano non sia vano, perché tutti abbiano il dovere di ricordare”. L’iscrizione, chiara e diretta, punta il dito dritto alla coscienza della città, perché la storia non si ripeta.

Francesco Marcone – si legge ancora - rappresenta la parte migliore di questa Foggia, quella che va ricordata per rettitudine morale, per correttezza di comportamento, per rispetto delle norme”. Per una riflessione condivisa e per contribuire a fare attecchire i semi della legalità, subito dopo aver svelato il monumento in memoria di Francesco - vittima del dovere e medaglia d’oro al valore civile – Daniela Marcone ha coordinato una tavola rotonda, nell’aula magna del dipartimento di Giurisprudenza dell’ateneo dauno sul tema ‘Vittime senza giustizia’.

Il commento di Gianni Mongelli | “L’abbraccio di Daniela e questa giornata sono tra i momenti più emozionanti dell’esperienza al servizio di Foggia e dei foggiani. Tutti noi possiamo e dobbiamo fare qualcosa per far crescere la buona pianta della legalità consapevoli che la memoria è la radice del nostro futuro. Foggia ha un'identità nascosta, che va fatta emergere con le piccole azioni di che fanno una città legale e sconfiggono le mafie, quelle che uccidono e quelle che contano sul silenzio. E’ cosi che si ama Foggia e si onora la memoria di tutte le vittime”.

Tra i relatori lo scrittore Maurizio de Giovanni, creatore del fantasioso Commissario Ricciardi, e il dirigente della squadra mobile di Foggia, Alfredo Fabbrocini. Con loro un interessante faccia a faccia tra il personaggio romanzesco e la vita reale. In entrambi i casi ci si trova di fronte al medesimo bisogno di legalità, giustizia e verità; una triade strettamente interconnessa, ma troppo spesso ostacolata dalla pratica omertosa. Ieri come oggi.

Nelle carte processuali del caso Marcone, infatti, il magistrato Lucia Navazio scriveva, nero su bianco, che la “parte sana” della città non volle collaborare. Ed è anche - o meglio soprattutto - per questo che, a quasi 18 anni di distanza, il caso Marcone resta un doloroso punto interrogativo per tutta la città.

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