Mongelli replica alle accuse di Longo e rilancia: “Le querele sono quattro”

Nella conferenza stampa di oggi il sindaco risponde punto per punto alle accuse del consigliere d'opposizione querelato anche da Raphael Rossi e Pasquale Pellegrino

Mongelli in conferenza stampa

Da Palazzo di Città agli studi dell’avvocato Michele Vaira. E’ lì che questa mattina si è spostata la conferenza stampa del sindaco di Foggia, Gianni Mongelli. Teatro insolito ma, d’altro canto, insoliti (o, per certi versi, attesi) erano anche i contenuti dell’incontro con i giornalisti, ai quali il primo cittadino ha voluto illustrare i motivi alla base della querela sporta nei confronti del suo più grande accusatore, il consigliere d’opposizione Bruno Longo (autore, quest’ultimo, di un’immediata controquerela contro il sindaco).

LE QUERELE SALGONO A 4. E’ in quella sede, tuttavia, che si scopre che l’ex assessore ai Lavori Pubblici nella giunta Agostinacchio dovrà rispondere non di una, bensì di ben quattro querele: due del primo cittadino (l’ultima sarà depositata nelle prossime ore), una dell’assessore alle Politiche sociali Pasquale Pellegrino (per accuse di viaggi a spese dell’amministrazione); la quarta depositata dal supermanager per la vertenza rifiuti, Raphael Rossi.

RAPHAEL ROSSI. Quest’ultimo poco avrebbe gradito le accuse di “consulenze d’oro” e di “assunzioni clientelari di figure politicizzate e poco competenti, che servono soltanto a garantire al sindaco di ingraziarsi Vendola” mosse da Longo a Mongelli all’indomani dell’assunzione del supermanager. Con il primo cittadino che oggi ci ha tenuto a chiarire: “Non sono ubbidiente a nessuno, Vendola compreso”.

MONGELLI. E giù con le motivazioni che hanno indotto a sporgere querela nei confronti del suo più grande accusatore e la risposta, punto per punto e carte alla mano, a ciascuna delle accuse mossegli da Longo.

In primis a quella che vedrebbe tra il suo ruolo pubblico di amministratore e quello privato di imprenditore edile un palese conflitto di interesse.  “L’accusa più grave – dichiara Mongelli - è quella in cui mi si accusa di fare i miei sporchi affari di famiglia. Voglio precisare che il sottoscritto già nel 2009 – e ancor prima che si chiudesse il primo turno elettorale - si è dimesso dalla società di famiglia e cedutone le quote” mentre, per quanto riguarda la famosa delibera sulle zone 167 che trasformò i diritti di superficie in diritti reali, passata sotto il suo governo, il primo cittadino chiarisce non solo di non aver preso parte a quella seduta di giunta ma di aver provveduto a cedere preventivamente anche quella porzione di suolo assegnata alla società di famiglia (“come a tutte le altre società in graduatoria”) col famoso bando di gara 167, promosso da Agostinacchio ed esauritosi con Ciliberti.

Chiarisce di non esser mai stato anche solo scalfito dalle inchieste che riguardano Amica ma di essere stato ascoltato due volte, una dalla Dda di Bari, l’altra dalla Procura della Repubblica di Foggia. Quindi il gesto eclatante: tira fuori le ultime due dichiarazioni dei redditi, sue e della sua consorte, dalle quali si evince come gli unici redditi riguardino la casa di famiglia ed una a Milano, abitata dalle figlie, oltre all’indennità di amministratore; parimenti per la moglie, con il solo stipendio di insegnante. Quindi sfida Longo ad essere altrettanto “trasparente”.

LONGO. Non si è fatta attendere la risposta di Bruno Longo che, nell’annunciare una conferenza stampa di risposta il prossimo giovedì 26 aprile (in cui illustrerà, probabilmente, anche le ragioni alla base della controquerela), stigmatizza l’irrituale incontro di oggi come “una brutta caduta di stile” del primo cittadino, difende il suo operato che altro non sarebbe che “dura ma corretta dialettica politica”  e mette in guardia sindaco ed assessore dal rischio “che tirare in ballo l’autorità giudiziaria possa divenire un tremendo boomerang date le cattive pratiche messe in campo”.

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