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Scritte intimidatorie al Don Uva: "D'Alba morto, Telesforo vai via"

Foggia, scritte minacciose a Paolo Telesforo e Michele D'Alba

Scritte minacciose sono comparse questa mattina sulla facciata del Don Uva, a Foggia.  Quando è ancora in corso la trattativa sindacale, avviatasi lo scorso giovedì 26 gennaio al Mise, qualcuno ha pensato bene di lanciare degli avvertimenti a Paolo Telesforo e Michele D'Alba, i patron di Universo Salute, la società con la quale è in corso la trattativa ministeriale per l'acquisto della Casa della Divina Provvidenza, che - lo ricordiamo- è ad un passo dal baratro.

Riproduzioni di organi sessuali accanto al nome di Telesforo e la sentenza di morte per D'Alba sono comparsi questa mattina sulla parte anteriore dello stabile foggiano. E ce n'è anche per l'Usspi, il sindacato che più sta spingendo affinché la trattativa con la società foggiana si concluda, definito "venduto".

Quest'ultima scritta, in particolare, pare ricondurre il gesto all'ambito sindacale-lavorativo: al tavolo del ministero molte sono state le perplessità e i distinguo posti dai confederali Cgil, Cisl è Uil relativamente al contratto che Universo Salute andrebbe ad applicare alla platea di lavoratori (oltre 1200) di cui dovrà farsi carico; contratto che, tuttavia, confermano dalla società, altro non sarebbe che quello nazionale AIOP in vigore nella gran parte delle strutture di sanità privata italiane.

Pare, appunto. Perché toccherà alle indagini, eventualmente, far luce sull'accaduto qualora nelle prossime ore dovesse concretizzarsi la denuncia, come preannunciato a Foggiatoday dalla società, amaramente sorpresa dall'accaduto, tanto più che nel progetto di acquisto vi è, a chiare lettere, la salvaguardia occupazionale integrale. Al Mise sarebbe emersa chiaramente l'alternativa al mancato acquisto di Universo Salute: il fallimento del Don Uva e 1200 lavoratori a casa.

L'Usspi a più riprese si è battuta nelle settimane scorse per scongiurare questa prospettiva. Ma bisogna che la trattava incroci il placet di tutti i sindacati. Oggi le minacce.

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