"Ho paura, non dormo più". Dipendente dell'Asl minacciata di morte: "Devi fare una brutta fine"

Il caso di Annalisa Tardio, dipendente Asl Fg non coinvolta nell'indagine delle Fiamme Gialle e ritenuta (a torto) responsabile dell’avvio delle indagini. Si tratta del caso di truffa e assenteismo all'ospedale di San Severo

Immagine di repertorio

Prima gli insulti per strada (“Infame! Ti è piaciuto andare dalla Finanza?”), poi le minacce di morte. Pesanti, concrete, arrivate direttamente a casa, nel cuore della notte, attraverso il citofono: “Devi morire, devi fare una brutta fine!”.

Da una settimana a questa parte, la vita di Annalisa Tardio è diventata un inferno. Più precisamente, da quando è scoppiato lo scandalo assenteismo in Asl Fg (di cui Tardio è una dipendente) all’ospedale di San Severo, a seguito del quale la Guardia di Finanza ha eseguito 8 arresti nei confronti di altrettanti dipendenti (tutti ai domiciliari, poi revocati) accusati, con diversi profili di responsabilità, per truffa ai danni di ente pubblico. Erano tre i dipendenti in quel servizio, nel periodo oggetto di indagine: Tardio (la cui posizione, risultata regolare, è stata scandagliata da una indagine interna Asl) e altri due indagati. Ognuno con un proprio ‘pacchetto’ di dipendenti da gestire.

“Evidentemente qualcuno pensa possa esserci io dietro l’esposto anonimo dal quale sono partite le indagini”, spiega con la voce rotta dal pianto la donna a FoggiaToday. “Ho lavorato in quell’ufficio (Ufficio Rilevazioni Presenze e Assenze, ndr) fino a due anni fa, ma di questa storia non ne sapevo niente”. La dipendente ribadisce con fermezza la propria estraneità ai fatti che hanno portato agli arresti del 15 maggio: “Non potevo sapere, né avere contezza dei fatti: sia perché relativi a personale dipendente in carico ad altri dipendenti addetti all’ufficio, sia perché non avrei potuto avere cognizione dei loro movimenti e dei loro spostamenti, per essere lontana, fisicamente, dai luoghi di lavoro e di marcatempo dei dipendenti indagati”.

La donna, che da due anni presta servizio al Sian - Servizio Igiene Degli Alimenti e Della Nutrizione, ora ha paura. “Ormai non dormo più a casa mia. Qualche pomeriggio fa, mi hanno raggiunto per strada con uno scooter e mi hanno insultato: ‘Infamona! Ti è piaciuto andare dalla Finanza?’. Poi mi hanno citofonato nel cuore della notte. Erano le 2.30 quando una voce maschile mi ha detto ‘Devi morire! Devi fare una brutta fine!’ E’ diventato un mondo bruttissimo”, conclude affranta. “Ti mettono nelle condizioni di andare via”. La vicenda è all’attenzione di magistratura e forze dell’ordine.

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