Emiliano piange Nadia Toffa, "cavaliere raro e senza paura". "Ecco perché oggi la nostra Regione è in lutto"

Il Governatore della Puglia ricorda la 'Iena' Nadia Toffa, stroncata da un brutto male. Era diventata cittadina onoraria di Taranto dopo aver sposato la battaglia dell'intera città. "Ho amato e stimato Nadia Toffa fino in fondo"

Emiliano con Nadia Toffa a Taranto

Il Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, ricorda la 'Iena' Nadia Toffa, stroncata da un brutto male che ha combattuto con forza fino alla fine. 

"Vivere senza paura equivale a non morire mai. Vivere onestamente facendo il proprio dovere ti consente di amare pienamente e di essere riamato. Ogni incertezza o ipocrisia nel fare ció che riteniamo giusto blocca il flusso di amore che ognuno di noi vorrebbe creare attorno a sé stesso.
Ho amato e stimato Nadia Toffa fino in fondo perchè era una giornalista", scrive Emiliano.

"Un cavaliere senza paura raro e indipendente tanto da essere la punta di diamante di una delle poche trasmissioni giornalistiche italiane capaci di resistere ad ogni pressione esterna.
Le Iene devono molto a Nadia che costituiva l’esempio di un metodo giornalistico durissimo e spietato, ma fondato su un approfondimento istruttorio maniacale che offriva a chiunque la possibilità di replicare e di spiegare. L’ho amata definitivamente girando con lei attorno all’Ilva di Taranto, verificando con i miei occhi il suo modo di lavorare". 

"Cercava come un investigatore, rifletteva su ció che conosceva col cuore profondo della sua cultura civica e umana. Capiva che non si poteva fare giornalismo (e politica) a Taranto “rubando” qua e là un servizio costruito carpendo la fiducia di una città martoriata e tradita per poi abbandonarla di nuovo al suo destino. Voleva dimostrare ai cittadini che “utilizzava” per i suoi servizi che lei non era lì per fare un servizio giornalistico, ma che lei era lì per loro, per dar voce a chi veniva ignorato e stuprato dallo Stato e dai media legati alle lobbies dell’acciaio e del carbone". 

Continua ancora Emiliano: "Ci siamo studiati a lungo come fanno i lottatori sul quadrato. Lei doveva capire con chi stava il Presidente della Puglia. Ed io volevo essere sicuro che non fosse venuta qui per conto di qualche potere forte al quale avevo fatto dispetto. Ci siamo riconosciuti entrando insieme nelle case del quartiere Tamburi, raccogliendo con le mani le polveri mortali accumulate dal vento sui tetti di quelle case e parlando con la gente. La sua malattia le ha impedito di partecipare alla battaglia di Taranto ancora in corso. È riuscita con le magliette di “ie jesche pacce pe te” a raccogliere fondi per il reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto".

"Avrei voluto inaugurare con lei il piccolo reparto che abbiamo riaggiustato grazie a lei e avrei voluto presentarle Valerio Cecinati, il nuovo primario di pediatria che ha accettato in mezzo a tanti rifiuti e fughe di medici di venire a Taranto a combattere i tumori dei bambini. Taranto ha perso nel momento decisivo il suo giocatore più importante, l’unica giornalista italiana che si fosse presa a cuore la salute dei tarantini sfidando tutti per difenderla fino alla fine. So che tra le tante cose che avrebbe voluto fare e che la malattia non le ha consentito di portare a termine c’è la “sua” Taranto della quale e divenuta cittadina onoraria. Nadia è tarantina e dunque pugliese. Ed è per questo che oggi la nostra Regione è in lutto. Abbiamo perso una di noi, un donna bellissima e nobile che ci aveva dato attenzione come fossimo cittadini uguali a tutti gli altri. Continueremo a combattere anche in suo nome, consapevoli di avere tutti contro. Come i guerrieri spartani alle Termopili.
Vincere o morire. Per noi non c’è nessun’altra alternativa".

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