La politica si accorge del Gran Ghetto. A San Severo gli scissionisti Mdp: "Tutta l'Italia deve sapere"

A breve partirà la bonifica dell'area, previa autorizzazione del pm che l'ha posta sotto sequestro. Mentre il Comune di San Severo dovrà provvedere rapidamente ad intimare gli sgomberi ai proprietari dei casolari occupati

La visita

Appena arriviamo sulla sp 23, tra Foggia e San Severo, quello che resta del Gran Ghetto lo si comincia a scorgere da lontano. In piedi sono rimaste solo le case in muratura, qualche roulotte. Il resto è stato raso al suolo da due ruspe che, la mattina del 3 marzo scorso, dopo vent'anni di presenza, hanno abbattuto e smantellato la più grande baraccopoli d'Europa.

Eppure c'è chi non si arrende. Sono gli irriducibili. Quando arriviamo, assieme ad una delegazione di Art.1 Mdp - gli scissionisti del Pd, un gruppetto sta provando a ricostruire la sua baracca. Nella campagna silenziosa solitaria si sente solo il rumore del martello. "L'hanno pagata tremila euro quella dimora al loro arrivo, ovvio che non vogliono lasciarla". Ecco il business dei migranti, il business nel business, quello che consente a pochi, africani e foggiani, di guadagnare sulle spalle ricurve del lavoro degli immigrati. 

VIDEO | RUSPE NEL GRAN GHETTO, INCENDIATE LE BARACCHE

Un presidio delle guardie ambientali sorveglia l'area. Qualche tempo fa qui era impossibile entrarci. Ora lo fai con facilità, seppur sotto sguardi torvi ed ostili. Ma più rassegnati di ieri. C'è ancora il bar aperto, con la sua scorta di pane da vendere. Chissà a che prezzo. Tra una settimana gli affari saranno terminati, finiti, sotto ogni aspetto. Nel giro di pochi giorni, infatti, partirà la bonifica dell'area, previa autorizzazione del pm che l'ha posta sotto sequestro. Mentre il Comune di San Severo dovrà provvedere rapidamente ad intimare gli sgomberi ai  proprietari dei casolari occupati.

C'è una gigantesca questione di igiene pubblica qui. "Sembra un posto uscito da I Miserabili di Victor Hugo" commenta Arturo Scotto, deputato di Art. 1 Mdp. Con lui uno dei leader del nuovo movimento scissionista, il lucano Roberto Speranza, e Domenico Laforgia, capogruppo alla Camera. Ci sono anche il deputato Arcangelo Sannicandro, un tempo vendoliano di ferro, un altro ex SEL come Domenico Rizzi, l'ex Pd Gianluca Ruotolo. "Foggia sarà il nostro contro-Lingotto" dichiarava sulle colonne dell'Huffington Post qualche giorno fa Speranza.

"Renzi a Torino racconta chi ce l'ha fatta. Noi, invece, vogliamo raccontare chi sta male" gli fa eco Scotto. E questo pezzo di Italia sta male". Ma è durata vent'anni. Perché venire a Foggia solo oggi, a smantellamento avvenuto?  "Per capire - replica Scotto a Foggiatoday-. È evidente che ci troviamo di fronte ad una situazione straordinaria, un caso che tutta l'Italia deve conoscere.  Cercheremo di raccontare cosa abbiamo visto e lanceremo un allarme alla comunità nazionale per una nuova politica della integrazione e della accoglienza".

Parole di sinistra sulle quali pesano dieci anni di governo regionale di sinistra. "Non è il fallimento delle politiche di sinistra - difende Scotto-. Ma il fallimento della politica che spesso non riesce a comprendere i fenomeni. Oggi ci stiamo provando. Abbiamo approvato una legge importante contro il caporalato, che dovremo monitorare nella sua attuazione. Allo stesso tempo occorre una nuova consapevolezza". "Se ci mettiamo a dare pagelle ai governi non andiamo lontano" taglia corto Roberto Speranza, "questa è una questione di rango europeo. E per affrontarla va compresa. Oggi abbiamo voluto dare un segnale: la politica deve ripartire dai problemi".

In mattinata l'incontro col prefetto di Foggia, Maria Tirone. Quindi l'incontro con le associazioni del terzo settore a Parco San Felice. Cosa porterà a Roma la delegazione per aiutare il percorso di risalita appena avviato dalla Sezione Immigrazione della Regione Puglia? "Ci sono due grandi questioni che devono viaggiare di pari passo - sostiene ancora Speranza-: la dignità delle persone e la sicurezza dei cittadini. Alla Camera sono incardinati due decreti in materia, valuteremo un possibile emendamento per sbloccare risorse a favore di un infrastrutturazione dignitosa in grado di evitare la dinamica dei ghetti". 

Questo a Roma. Intanto a L'Arena e a Casa Sankara, le strutture di accoglienza individuate dalla Regione per dare dimora ai migranti sgomberati, si sta provando a mettere seriamente sul tavolo la questione delle questioni: il lavoro in agricoltura. È questo il tema dei temi, il nervo scoperto in una vicenda che chiama alla corresponsabilità tutti, principalmente quegli organi istituzionali, politici, sindacali e datoriali che si muovono nel settore e ne hanno la responsabilità. E da cui si attendono parole di chiarezza. Urgono. 

Nelle more, a San Severo si sta avviando un percorso di registrazione dei lavoratori nelle liste di prenotazione, Regione e Ministero stanno ragionando sulla possibilità di destinare risorse ai tirocini formativi dei migranti, con il coinvolgimento delle organizzazioni datoriali. C'è un tema che è ben chiaro e non sfugge ad alcuno: lo smantellamento del ghetto è solo l'inizio, non la fine. E la strada da percorrere è lunga e tutta in salita. Ma si è iniziato.

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