Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Mattinata

Amministratori passivi e soggiogati dalla mafia: così la criminalità ‘governava’ Mattinata

Dagli impianti sportivi ai parcheggi, passando per i chioschi, le assunzioni nella Polizia Municipale e le ditte appaltatrici legate ai clan mafiosi, tanti i settori nei quali sono emerse le ingerenze della criminalità organizzata

28 pagine piene di omissis ma dalle quali emergono chiaramente le “ingerenze della criminalità organizzata che hanno esposto l'Amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialità dell'attività comunale”, e la “permeabilità dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalità organizzata”, con “grave pregiudizio per gli interessi della collettività” e “perdita di credibilità dell'istituzione locale”. “Una situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale”, “per porre rimedio alla quale – scriveva il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 19 marzo 2018- “si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale” e all'affidamento della gestione ai tre commissari ministeriali per un periodo di 18 mesi. Siamo a Mattinata, poco più di seimila anime, nel profondo Gargano. Profondo in tutti i sensi: per orografia e per inserimento nel tessuto criminale efferato che caratterizza quei luoghi, come si evince dalla relazione dettagliata che il prefetto, Massimo Mariani, ha consegnato all'Interno, sulla scorta del lavoro certosino svolto dalla Commissione d'accesso, insediatasi nel piccolo Comune nel maggio 2017, in cui si dà atto della “sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata e su forme di condizionamento degli stessi”. Diversi gli esposti che hanno convinto a procedere a controlli a tappeto della macchina comunale. Ne viene fuori un sindaco, Michele Prencipe, che, nel migliore dei casi, gioca un ruolo passivo, niente più che un “Re Travicello”, esponenti politici che si ripetono nel tempo vicini o legati a consorterie criminali, burocrati nel migliore dei casi passivi, quando non conniventi, ed una criminalità imperante, insinuata prepotentemente nel tessuto economico e dei rapporti con la pubblica amministrazione. Ambito privilegiato: appalti e servizi, ovviamente.

Dalla relazione del ministro dell'Interno al Presidente della Repubblica “i lavori svolti dall'organo ispettivo hanno preso in esame la cornice criminale ed il quadro ambientale, nonché il complessivo andamento gestionale dell'istituzione locale con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le consorterie criminali, evidenziando come l'uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato nel favorire soggetti o imprese collegati direttamente o indirettamente ad ambienti malavitosi. La criminalità garganica, che si impone con metodi particolarmente cruenti, ha nel tempo consolidato una capillare controllo del tessuto economico e sociale, anche a seguito di una lunga scia di efferati fatti di sangue e di episodi di lupara bianca, di cui recentemente si è registrata una recrudescenza in concomitanza con il riaccendersi della conflittualità tra le consorterie locali per il dominio del territorio. In tale contesto viene evidenziata la continuità che ha caratterizzato la conduzione dell'ente negli ultimi anni, atteso che ben quattro membri del consiglio comunale, nonché il sindaco e il vicesindaco hanno fatto parte dell'amministrazione eletta nel 2010. Inoltre, diversi esponenti della compagine di governo e dell'apparato burocratico del Comune – alcuni dei quali con pregiudizi di natura penale – annoverano frequentazioni ovvero relazioni di parentela o di affinità con persone controindicate o con elementi di famiglie malavitose localmente egemoni. Sono stati presi in considerazione anche gli atti intimidatori compiuti nei confronti del responsabile del settore polizia municipale, il quale ha più volte denunciato di aver subito danneggiamenti alla propria autovettura, omettendo in un caso di sporgere denuncia a seguito di incendio del veicolo nell'agosto 2016”. La commissione di indagine ha quindi esaminato l'attività gestionale dell'ente con specifico riferimento al settore degli affidamenti di lavori e servizi pubblici tradizionalmente esposti al rischio infiltrazioni della criminalità organizzata.

Impianti sportivi

Sotto questo profilo, assumono valore emblematico le vicende relative all'affidamento delle opere di realizzazione di un impianto sportivo in zona “Concezione” aggiudicate a gennaio 2014 ad una società il cui socio ed amministratore unico ed il cui responsabile tecnico sono stretti parenti di un noto capoclan. “In particolare, le opere in argomento che avrebbero dovuto essere terminate entro il 1 settembre 2016, ad oggi non sono state consegnate all'amministrazione comunale, risultando prive di certificato di agibilità. Tuttavia, l'affidataria, previa corresponsione di un corrispettivo, concede sistematicamente in uso l'impianto sportivo a privati che ne facciano richiesta. E' altresì emerso che il Comune non ha esperito alcun accertamento antimafia con riferimento alla società concessionaria, la quale non ha attivato le prescritte coperture assicurative né ha dato comunicazione all'ente dell'elenco dei suoi dipendenti. La durata della concessione, inoltre, nel bando di gara fissata in 30anni, è stata elevata in sede di aggiudicazione definitiva a 40 anni, in contrasto con le norme. Per tacere del fatto che il finanziamento era destinato in partenza ad opere di arredo urbano e che da 200mila euro iniziali si è giunti ad un costo finale di oltre 600mila euro.

Parcheggi

Altre anomalie sintomatiche di uno sviamento dell'agire amministrativo sono state riscontrate in relazione alla gara informale mediante procedura negoziata per l'affidamento stagionale del servizio di gestione delle aree di sosta e parcheggio a pagamento senza custodia nel centro urbano. Il servizio è stato aggiudicato ad un'impresa (unica partecipante alla gara), il cui amministratore unico, oltre ad aver pregiudizi di natura penale, annovera frequentazioni con pregiudicati locali. Taluni dipendenti, peraltro, risultano vicini a personaggi di notevole spessore criminale ed hanno tratto vantaggio dall'organizzazione del lavoro adottata dalla ditta medesima. Le verifiche poste in essere, poi, hanno fatto emergere che l'impresa aggiudicataria non abbia mai versato il corrispettivo pattuito, e solo successivamente all'insediamento alla Commissione di accesso, il Comune ha dato corso alla procedura per l'escussione della garanzia fideiussoria. Sempre con riferimento al settore degli affidamenti dei lavori e dei servizi comunali, il Prefetto fa menzione di un procedimento ad evidenza pubblica avviato con delibera di giunta del maggio 2016 per la concessione annuale del servizio di gestione di un'area destinata a parcheggio pubblico in una località ad elevata vocazione turistica (Agnuli). Anche in questo caso ha partecipato una sola ditta, concessionaria già del servizio nei due anni precedenti, il cui titolare è ritenuto contiguo ad un potente gruppo criminale. Ci sono ulteriori irregolarità. Non solo la ditta ha ottenuto la concessione con un rialzo irrisorio (1 euro!),  ma da ottobre 2015 risulta cancellata dall'elenco delle imprese iscritte alla Camera di Commercio, cui era destinato il bando. Inoltre, relativamente la parcheggio dei veicoli, negli atti di gara è stata indicata una tariffa giornaliera più elevata rispetto a quella originariamente prevista nella cita delibera di giunta, con conseguente vantaggio economico per l'impresa aggiudicataria (10 euro invece di 7 euro). Nè è stata mai presentata assicurazione contro i danni a cose o persone né altra documentazione prevista nel bando. Evidenzia altresì il prefetto che, pur in assenza di nuova procedura di evidenza pubblica, il titolare della ditta ha continuato a gestire il parcheggio in questione anche nel 2017, unitamente al familiare di un esponente apicale del gruppo criminale assassinato nel 2017. “E' significativo – scrive il Ministero dell'Interno, Marco Minniti- che solo a luglio dello scorso anno  - ad accesso già in corso – si è proceduto ad un sopralluogo che ha sanzionato il titolare della ditta”.

Chioschi e bar

Ancora viene segnalato un “chiosco bar” collocato nella villa municipale gestito da una società titolare di una concessione all'occupazione di suolo pubblico rilasciata nel 2015, il cui amministratore unico è un consigliere comunale del quale è stata documentata la vicinanza ad un personaggio con pregiudizi penali legato alle consorterie locali. La società si è pure potuta allargare per disporre i servizi igienici, il tutto a costo invariato. Irregolarità “gravi e significative” in relazione ad un altro chiosco bar sito in un tratto di arenile di proprietà comunale (Punta Grugno) di fatto gestito da un pluripregiudicato contiguo ad uno dei sodalizi criminali egemoni, che figura tra i dipendenti stessi della società, amministrata formalmente da un suo stretto parente.

Nell'ottobre 2017, poi, a seguito di vigilanza ambientale sul territorio comunale, le forze dell'ordine hanno verificato l'esistenza di un piazzale adibito a parcheggio e altri manufatti realizzati senza titoli abilitativi su un terreno posto nell'area protetta del Gargano, dove proprietario del terreno e titolare dell'impresa che gestiva il parcheggio sono legati da stretti vincoli di parentela ad un pluripregiudicato contiguo alla criminalità garganica, dipendente dell'impresa stessa. Al riguardo viene sottolineato che l'amministrazione comunale, pur avendo ricevuto una segnalazione certificata di inizio attività ed una comunicazione di inizio dei lavori in relazione ai manufatti, è rimasta sostanzialmente inerte, omettendo di svolgere i dovuti controlli ed adottare i conseguenti provvedimenti sanzionatori. Anzi, negli anni 2015 – 2016, alla stessa impresa che gestiva il parcheggio abusivo sono stati affidati in via diretta diversi lavori comunali, quali la cura del verde pubblico, non ricompresi nella ragione sociale della stessa (tutti con affidamenti diretti sotto i 40mila euro). Singolare che nel suddetto luogo, oltre al parcheggio di mezzi a titolo oneroso, ritrovati in sosta anche mezzi compattatori della ditta che si occupa di rifiuti.

Nessuna certificazione antimafia

“Assume poi rilevanza sintomatica – scrive ancora Minniti- la circostanza che il Comune ha omesso di svolgere accertamenti antimafia con riferimento alle società operanti nei settori più a rischio infiltrazioni come strutture alberghiere, locali di pubblico intrattenimento e stabilimenti balneari. Inoltre su circa 60 ditte iscritte nell'elenco fornitori dell'ente, soltanto 3 sono risultate in possesso di certificazione antimafia e nessuna di quelle operanti nel settore movimento terra è iscritta nell'elenco dei fornitori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa (cd. white list) gestito dalla Prefettura di Foggia.

Polizia Municipale

Il prefetto e la commissione rilevano altresì che a maggio 2014 la giunta – in violazione della normativa di settore – ha disposto l'assunzione in qualità di agenti di polizia municipale, limitatamente alla stagione estiva, di un parente di un pluripregiudicato e del coniuge di un soggetto di cui sono state documentate frequentazioni con elementi delle consorterie locali. Riconfermate poi, a seguito di chiamata per la stagione successiva.

Circoli e Pro loco

Altra vicenda emblematica è quella relativa a due circoli privati titolari di autorizzazioni alla somministrazione di alimenti e bevande notoriamente frequentati da soggetti controindicati, tra cui un capoclan. A settembre 2017 un dipendente comunale è stato controllato all'interno di uno dei circoli. L'organo ispettivo evidenzia ancora tra i fondatori della Pro loco, beneficiaria di contributi comunali, uno stretto familiare di un capoclan, un assessore e un più volte menzionato consigliere comunale vicino ad un personaggio legato a consorterie locali.

Ditte tutte legate alla criminalità

“Il dato impressionante – scrive Mariani- è che in tutte le ditte o nelle vicende amministrative oggetto di disamina si registra, quale denominatore comune, la presenza, diretta o indiretta, degli esponenti della criminalità organizzata o di persone a loro vicine. Si percepisce una sorta di logica spartitoria, che non esclude i parenti (anzi, tiene dentro benefici per madri, mogli, vedove, conviventi, etc, ndr)”. ”Nel complesso l'amministrazione comunale appare in più occasioni testimone passiva, in altre protagonista, delle vicende illustrate dalla Commissione. Non si registrano iniziative concrete per rimuovere le infiltrazioni malavitose descritte, né si fa ricorso ai rimedi che pure offre la normativa antimafia”. Al contrario, si registra una sorta di “privatizzazione” di beni pubblici da parte delle consorterie mafiose, sottratti alla collettività e alla libera concorrenza. “

Amministratori “soggiogati”

Si rende dunque plausibile l'ipotesi quantomeno di una soggezione di amministratori e di dipendenti comunali rispetto a queste logiche”, in un contesto di “legalità debole” della pa, che non riesce a fare da filtro.  “Le circostanze hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Mattinata volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell'istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l'intervento dello stato per assicurare la riconduzione dell'ente alla legalità” scrive in conclusione Minniti.

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