Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Il 'virus ecocriminale' che colpisce la Puglia. Pesca di frodo, abusi edilizi e inquinamento: numeri inquietanti da Legambiente

Pubblicato il dossier 'Mare Monstrum' di Legambiente: 2,5 reati commessi ogni ora. Goletta verde e dei laghi pronte a salpare per monitorare lo stato di salute delle acque italiane

La pandemia non ferma l’assalto alle coste e ai mari italiani, ancora una volta preda di chi pretende di accaparrarsene “un pezzo” a proprio uso e consumo, incurante delle leggi, della tutela di ambiente e biodiversità e di un patrimonio comune che deve essere adeguatamente difeso nella sua integrità e bellezza. Sebbene lo scorso anno, quello cruciale della pandemia, abbia fatto registrare una leggera flessione (-5,8% rispetto al 2019) nel numero complessivo di illeciti ai danni del patrimonio marino e costiero (22.248 quelli accertati, una media di 61 al giorno, 2,5 ogni ora), il cemento abusivo continua a spadroneggiare, mentre la pesca di frodo dilaga. E il virus ecocriminale non allenta la sua morsa sulle regioni costiere della Penisola.

In cima classifica del mare illegale 2020, troviamo infatti il ciclo del cemento, rimasto su valori assoluti altissimi (il 42,9% dei reati accertati). Migliori notizie sul fronte degli illeciti legati al ciclo dei rifiuti e all’inquinamento marino, diminuiti dell’11,6% per l’impatto del lungo periodo di lockdown sulle attività economiche, anche se i quasi 7 mila reati accertati nel settore, più di 19 al giorno, pesano sul totale nazionale per il 31%. Balzo in avanti per la pesca di frodo (il 23,3% dei reati accertati) che ha cercato di “approfittare” della pandemia, come dimostra il numero impressionante di sequestri effettuati: 3.414 contro i 547 del 2019, dagli attrezzi usati illegalmente in mare alle tonnellate di prodotti ittici requisiti. Cresce, in generale, il numero di persone arrestate e denunciate per aggressioni alle coste e ai mari italiani, 24.797 (+24% rispetto al 2019), e quello dei sequestri che hanno toccato quota 8.044 (+9,9%) per un valore di 826 milioni di euro.

Nello specifico, per quanto riguarda il mare illegale nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa, la Puglia figura al terzo posto per numero di reati (quasi 3mila, ovvero il 13,3% del totale), di persone denunciate (2686) e sequestri effettuati (1016) dietro a Campania e Sicilia. In Puglia si contano 3,4 reati per km di costa.

Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’edizione 2021 del dossier “Mare Monstrum”, elaborato da Legambiente su dati di forze dell’ordine e Capitanerie di porto. Tra le regioni dove si concentra il maggior numero di reati, al primo posto troviamo la Campania (con 4.206 illeciti, il 18,9% di quelli registrati a livello nazionale), seguita da Sicilia, Puglia, Lazio e Calabria. Alla Campania, “raggiunta” questa volta dal Molise, spetta anche il poco ragguardevole primato nell’incidenza di illeciti per chilometri di costa: 9 i reati accertati per ogni km in entrambe le regioni (tre volte la media nazionale), seguite da Basilicata e Abruzzo.

Il segno meno davanti alla percentuale dei reati accertati nel 2020 non incide, tuttavia, in modo significativo sul trend negativo delle illegalità perpetrate ai danni di mare e coste, sottolinea Legambiente: dal 1999 al 2020, infatti, si sono registrati 378.068 illeciti, di cui 206.532 nelle sole quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, dove si è concentrato il 54,6% del totale nazionale. Un’incidenza che lo scorso anno è cresciuta, arrivando al 55,3% dei reati.

Un capitolo spinoso, anche per il 2020, è rappresentato dalle storie d’ordinario abusivismo edilizio, come evidenzia un altro dato inedito elaborato da Legambiente: quello sulle ordinanze di demolizione degli immobili abusivi eseguite che raggiungono appena il 24,3% nei Comuni costieri. Uno stallo che perdura ormai da troppi decenni, di fronte al quale l’associazione chiede a gran voce che della demolizione dell’abusivismo storico si occupi direttamente lo Stato, nella figura dei prefetti. “Dopo la decisione, a nostro avviso sconcertante – afferma Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente – di dichiarare inammissibili gli emendamenti al decreto Semplificazioni presentati alla Camera da ‘Facciamo Eco’ e Leu, che garantivano una corretta interpretazione della norma entrata in vigore nel 2020, che ha introdotto i poteri sostitutivi delle Prefetture per le ordinanze emesse dai Comuni ma non eseguite, chiediamo al premier Draghi e ai ministri competenti di intervenire perché non sia snaturato il senso della legge. Sono già centinaia le ordinanze di demolizione trasferite dai Comuni alle prefetture competenti che rischiano, altrimenti, di restare lettera morta”.

Anche per quel che concerne l’illegalità nel ciclo del cemento nelle regioni costiere, la Puglia figura sul podio, malgrado una flessione dei dati. Le infrazioni accertate sono 1103, ovvero l’11,6 sul totale. Ben 1230 sono le persone denunciate e 220 i sequestri effettuati.

Per quel che concerne le demolizioni degli abusi edilizi nei comuni costieri, la classifica ricalca quanto evidenziato dal report ‘Abbatti l’abuso’ redatto da Legambiente: in Puglia soltanto lo 0,9% delle ordinanze emesse sono state eseguite, ovvero 12 su 1278. Peggio ha fatto solo il Molise dove alle 233 ordinanze emesse non ha fatto seguito alcuna demolizione.

Forti segnali d’allarme arrivano poi dalle inchieste raccontate nel capitolo di “Mare Monstrum” dedicato ai casi d’inquinamento legati a depuratori inesistenti o mal funzionanti, scarichi fognari abusivi, sversamenti illegali di liquami e rifiuti e soprattutto dal lavoro di ricerca, svolto anche quest’anno, sullo sfruttamento selvaggio delle risorse ittiche del Mediterraneo. Anche in questo caso, la Puglia risulta tra le regioni più problematiche: ben 937 le infrazioni accertate, 538 quelle denunciate, mentre 251 sono i sequestri effettuati. Soltanto la Campania ha fatto registrare numeri peggiori.

Problemi annosi che, secondo Legambiente, richiedono finanziamenti adeguati per mettere in regola sistemi fognari e di depurazione, l’introduzione di nuove norme e sanzioni per il contrasto alla pesca illegale, il recepimento della normativa europea sulla gestione delle aree portuali e dei rifiuti prodotti dalle navi, una regolamentazione stringente per lo scarico dei rifiuti liquidi.

A chiudere il quadro piuttosto deprimente, il dato della pesca illegale. La Puglia figura al secondo posto con 882 infrazioni accertate, ovvero il 17% del totale, quasi 900 persone denunciate e 528 sequestri effettuati. Numeri in aumento rispetto al report precedente.

E proprio dalla cattiva o mancata depurazione e dall’inquinamento delle acque – con un punto su tre risultato oltre i limiti di legge lungo le coste, uno su quattro nei laghi campionati nel 2020 – ripartono il 3 luglio Goletta Verde e Goletta dei Laghi, le due storiche campagne di Legambiente giunte rispettivamente alla 35esima e 16esima edizione. A bordo delle imbarcazioni, che riprendono il largo dopo la pausa loro imposta dalla pandemia la scorsa estate, salperanno progetti, iniziative e operazioni di citizen science che puntano a non abbassare la guardia sulla qualità dei mari e dei laghi e sugli abusi che deturpano le coste. Partner principali delle due campagne, anche per il 2021, sono CONOU, Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati, che grazie alla raccolta e rigenerazione di un rifiuto pericoloso ha consentito all’Italia di diventare una realtà di eccellenza in Europa nel settore dell’economia circolare, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner il mensile di Legambiente, la Nuova Ecologia.

“Il motto che accompagnerà le Golette quest’anno è ‘Non ci fermeremo mai’: la nostra missione contro illegalità, cementificazione, mala depurazione e inquinamento non consente infatti arretramenti di fronte alle reiterate aggressioni eco-criminali, all’inerzia delle istituzioni a più livelli e a tentativi di condono più o meno nascosti, come ci racconta ‘Mare Monstrum’ – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – Riprendiamo dunque il nostro viaggio, forti di una formula sperimentata la scorsa estate che si è rivelata valore aggiunto delle nostre campagne: il coinvolgimento di centinaia di volontarie e volontari, anche nel 2021 impegnati in prima persona nel campionamento delle acque sui territori, non solo sul fronte della depurazione, ma anche nel monitoraggio di plastiche e microplastiche. Una grandissima operazione di citizen science che difficilmente trova eguali per capillarità ed estensione. Il 3 luglio – ricorda Zampetti – è anche il termine ultimo per l’Italia per recepire la direttiva europea SUP sulla plastica monouso: chiediamo al governo di farlo senza altre proroghe e con le necessarie migliorie, specie in tema di prodotti biodegradabili e compostabili, per combattere lo strapotere dell’usa e getta e promuovere una filiera industriale che riconverta in chiave ecologica la chimica nel Paese, così da contrastare la piaga del marine litter”.

A bordo di Goletta Verde salperanno temi chiave della campagna come lotta alle fonti fossili, depurazione dei reflui, aree marine protette, bonifiche dei territori inquinati, e ancora, erosione costiera e dissesto idrogeologico, beach e marine litter, porti, eolico off-shore. Tornerà inoltre il consueto appuntamento con “Aspettando Goletta”, tra iniziative, conferenze stampa e convegni organizzati in presenza (e nel pieno rispetto delle norme di sicurezza) nei luoghi toccati dalla campagna, a ridosso delle tappe che interesseranno le 15 regioni costiere della Penisola.

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